Il Bioscanner potrebbe arrivare a Recanati

La proposta arriva dal recanatese Piero Gozzi che ha recentemente presentato all’IRCER il dispositivo diagnostico usato in ambito oncologico, per un futuro uso da parte dell’ente (articolo correlato)

Il Bioscanner consiste in un tubo lungo 30 centimetri che permette di scoprire i tumori non appena cominciano a formarsi. Una sonda elettromagnetica che vede qualsiasi infiammazione dei tessuti. L’esame dura appena 2-3 minuti, non è invasivo, non provoca dolore o disagi al paziente, e fornisce immediatamente la risposta. Il test, innocuo e ripetibile all’infinito, ha una precisione diagnostica come minimo del 70% ma, se eseguito da mani esperte, può arrivare anche al 100% di attendibilità. Uno strumento rivoluzionario, dal costo modico, poco ingombrante, portatile, che si può usare ovunque e che non necessita di mezzi di contrasto radioattivi, lastre fotografiche o altro materiale di consumo. E si può effettuare senza che il paziente si tolga i vestiti. Il professor Umberto Veronesi lo ha sperimentato nel suo Istituto europeo di oncologia di Milano e ne ha decantato la validità.

Altre informazioni sul Bioscanner le potrete trovare qui.

L’inventore del bioscanner è il professor Clarbruno Vedruccio, laureato in fisica e in ingegneria elettronica negli Stati Uniti, già collaboratore dell’Istituto di fisica dell’atmosfera del Cnr a Bologna e docente di metodologia della ricerca all’Università di Urbino. Vedruccio è arrivato al bioscanner per puro caso, mentre stava fornendo tecnologia militare avanzata ad alcuni reparti d’élite delle nostre forze armate.

Per ora il presidente della Fondazione IRCER Alfredo Moretti sembra essere interessato, vista l’intenzione di trasformare l’ente in una “struttura sanitaria parallela alle strutture pubbliche” come ha dichiarato tre mesi fa nell’incontro “Non ti scordar di me” a Castelnuovo, organizzato per sensibilizzare il Cda della Fondazione e tutte le forze politiche affinchè si riqualifichi il complesso Ex Clarisse (articolo correlato)

Nel rione è chiuso da anni anche l’Asilo Carancini, un altro immobile di proprietà IRCER.

Questi due relitti sono una macchia per l’immagine di Recanati “città della cultura” e sempre più turistica, perciò la loro riapertura è importante per la città e per il quartiere, affinchè Castelnuovo torni ad essere un rione frequentato non solo dai residenti. Un ambulatorio diagnostico potrebbe essere l’inizio.

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Nikla

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