Il Belcanto Gigliano

La tecnica vocale di Gigli per la prima volta spiegata in un volume edito dal CISBI scritto da Astrea Amaduzzi e Mattia Peli (leggi l’articolo)

“Finché il belcanto fiorisce non appassiranno le speranza di pace”. Questa frase di Massimo Dursi apparse ne Il Resto del Carlino la domenica del 1dicembre 1957. “Beniamino Gigli il tenore dei cinque continenti” se n’era andato il 30 Novembre 1957 nella sua casa di Roma a 67 anni per un attacco d’asma.

Da quella data la voce angelica di Gigli non è ancora rinata.

Beniamino era figlio di genitori poveri ma nel paese viene subito notato per la predisposizione al belcanto. Scampa la vita militare, un imbarco per Tripoli e poi un servizio al fronte nel 1915, perché possa coltivare la sua voce studiando. E così allieterà i soldati che partono e ritornano dal fronte…E’ debuttante a Rovigo nel 1914 a 24 anni con la Gioconda, è già in vista a Milano nel 1918 col Mefistofele diretto da Toscanini. Nel 1920, a trent’anni, è al Metropolitan di New York. I giornali americani lo definiscono il tenore più grande del mondo Resterà in America sino al 1932 .

Beniamino Gigli non rifiutò di essere divo, ma quando il popolo lo invitava a cantare dovunque lo incontrasse, lui cantava perché a Gigli piaceva cantare “in borghese” e quando gli chiedevano aiuti per ospedali, case di riposo, scuole, lui li otteneva. Nel 1955 ritornò in America per salutarla definitivamente. La tournèe lo riporterà non solo in America, ma anche nelle altre parti del mondo dove era stato. Volle che i concerti dati al Metropolitan, al suo Metropolitan così diceva, fossero incisi per risentirli da vecchi “con il canto, il batter di mani, le grida, i colpi di tosse e tutto il resto” così annoterà nell’autobiografia.

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Nikla

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