Il 25 aprile a Recanati nel nome di Filippo Acciarini

E’ sul piazzale dedicato al “deportato saggio”, così veniva chiamato Filippo Acciarini nel campo di Mauthausen, che si è conclusa la celebrazione del 25 aprile, dopo il corteo partito da Via primo Luglio – Strada delle Porte per la Pace con tappa in Piazza Leopardi davanti  alla Lapide dei Caduti per l’apposizione della corona d’alloro.

Per il Sindaco Francesco Fiordomo è l’occasione di ricordare uno dei figli della città di Recanati con l’omaggio di una piazza riqualificata alcuni anni fa; un luogo in degrado ripulito e migliorato in nome del rispetto dovuto ad una persona arrivata alla morte in un lager nazista. Fiordomo nel suo mandato di sindaco in 10 anni ha sempre organizzato il corteo per il 25 aprile per ricordare come la democrazia e la libertà non sono delle conquiste per sempre ma una memoria da tramandare ai giovani i quali devono essere educati a partecipare a manifestazioni come queste. “A Recanati per qualche anno il 25 aprile non è stato organizzato, ma il corteo è una conquista preziosa perché se la nostra società vuole essere democratica non può non ricordare.

Il presidente dell’ANPI Sandro Apis ha riflettuto su quanto sia forte il rischio di cadere in un affievolimento della memoria poiché è sempre più difficile poter tramandare la narrazione da esperienze dirette che col tempo si trasformano in memoria indiretta di storie che si tramandano nelle scuole. “Diventa difficile raccontare ai giovani in modo coinvolgente le esperienze vissute all’epoca, ma è bene sapere che la liberazione non si esaurisce nel 1945. La liberazione è da declinare al presente e al futuro senza dimenticare la storia specifica del periodo e di come l’umanità possa degenerare in una storia distruttiva e di tale ferocia cui mancano gli aggettivi. “Ricordare che questo è stato” diceva Primo Levi.”

La nipote Maria Chiara Acciarini ricorda alcuni passaggi della vita di Filippo: “E’ scritto nel suo diario che quando andò via disse: il mio sentiero fuori da Recanati sarà cosparso di spine ma ogni tanto una rosa ci sarà. Penso che questa di oggi che arriva da Recanati sia una rosa meravigliosa.” Poi l’elogio alla Costituzione italiana ritenuta un testamento di libertà e l’aneddoto famoso del dialogo svoltosi fra Vittorio Foa, senatore socialista, partigiano del Partito d’Azione, e Giorgio Pisanò, repubblichino, fascista fino alla fine, anche lui eletto al Senato della Repubblica dopo la Liberazione. “Abbiamo vinto noi e sei diventato senatore; se aveste vinto voi io sarei morto o in galera.” La frase detta da Foa  spiega perchè oggi dobbiamo essere grati a coloro che hanno dato la vita per la libertà di noi tutti. La Acciarini termina il suo discorso con la frase di Don Milani, di cui c’è una mostra in corso presso l’Atrio Comunale: “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri.”

Guidati dalla banda cittadina B. Gigli i componenti del corteo si sono spostati davanti alla targa dedicata ad Acciarini e sulle note dell’Inno di Mameli si è conclusa la cerimonia.

Filippo Acciarini, impiegato delle Ferrovie dello Stato e militante del Partito socialista, fu tra i collaboratori dell’Ordine Nuovo e, in seguito, corrispondente e redattore dell’Avanti!. Licenziato dalle Ferrovie perché antifascista, nel dicembre del 1922 fu anche oggetto di un attentato squadrista. Nel 1928 fu arrestato e deferito al Tribunale speciale. Il processo si concluse con un’assoluzione per insufficienza di prove. Nel 1942 Acciarini entrò nella Direzione centrale del Partito socialista italiano, ricostituita clandestinamente, ed un anno dopo assunse la direzione dell’Avanti! clandestino. Nel marzo del 1944 fu tra gli organizzatori, a Torino, dello sciopero generale contro la fame e il terrore e, proprio in conseguenza di questa grande mobilitazione operaia contro i fascisti e gli occupanti tedeschi, fu arrestato. Filippo Acciarini fu dapprima rinchiuso nel carcere di San Vittore a Milano e poi trasferito, per un breve periodo, nel campo di concentramento di Fossoli. Deportato a Mauthausen, lasciò la vita in quel lager.

N.C.

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Nikla

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