I Monumenti ai Caduti di Guido Cirilli a Recanati e Aquileia

Forse il più famoso Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale firmato Guido Cirilli è il Passetto di Ancona, ma a Recanati e Aquileia ci sono due opere concepite dall’architetto, degne di essere menzionate.

Il Monumento ai Caduti nel cimitero di Recanati ospita le salme di nove soldati recanatesi che, dai cimiteri di guerra del nord erano stati trasportati a Recanati: Elisei Albino, Fabrizi Olimpio, Mosca Giuseppe, Nibaldi Giulio, Palmucci Arturo, Paolini Giuseppe, Prosperi Antonio, Severini Albino, Tridenti Marino. Il monumento venne realizzato grazie ai soldi raccolti da un Comitato Comunale che affidò il progetto all’architetto anconetano Guido Cirilli di fama nazionale. La prima pietra del Monumento ai Caduti venne posta il 5 agosto del 1929; completati i lavori nell’anno successivo, si scelse di fare una doppia inaugurazione: quella privata nell’autunno del 1930, riservata ai familiari dei defunti, e quella ufficiale che avvenne il 24 maggio del 1931, alla presenza di molte autorità e di moltissimi cittadini recanatesi. In quell’occasione la Messa venne celebrata dall’ex combattente Don Abramo Gigli, fratello del tenore Beniamino Gigli. Cirilli è anche autore della lapide collocata sulla torre con i nomi dei Caduti.

    

La Tomba dei Dieci Militi Ignoti di Aquileia si trova nel suggestivo e commovente Cimitero degli Eroi collocato alle spalle della Basilica, immerso tra reperti romani e medievali. E’ un luogo ricco di storia, un punto di raccoglimento per non dimenticare i giovani che caddero vittime della guerra. Da qui, all’indomani del conflitto, partì la salma del Milite Ignoto, oggi vegliata presso l’Altare della Patria a Roma. Le salme dei dieci militi ignoti sepolti ad Aquileia erano in principio undici, e provenivano da undici diversi fronti di guerra. Si decise che tra di esse dovesse essere scelta la salma del soldato da trasferire a Roma, per essere tumulata all’Altare della Patria. In tal modo, si sarebbe reso più onore a tutti i caduti della Grande Guerra, come segno di rispetto per tutte le famiglie che avevano donato i propri figli alla Patria. Questo gesto fu oggetto di apposite decisioni parlamentari, per sedare le polemiche nate in ambito politico e militare in seguito alle sconfitte subite in battaglia, e per restituire la dovuta dignità, rispetto e memoria eterna a tutti i caduti. A scegliere la salma del Milite Ignoto da trasferire a Roma fu la madre di guerra Maria Bergamas, il cui figlio non fece mai ritorno dal fronte. Anche le spoglie di questa donna riposano, oggi, al Cimitero degli Eroi, in omaggio a tutte le madri di guerra.

La tomba dei Dieci Militi Ignoti, progettata dall’architetto Guido Cirilli, è caratterizzata da un altare sovrastato da un arcosolio (un sarcofago inserito in una nicchia, usato dai cristiani a partire dal 3° sec. nelle catacombe e in ambienti adiacenti alle basiliche) rivolto verso il Carso.

Il Monumento dei Militi Ignoti sorge  nel luogo dove furono raccolti i primi caduti del 1915 sul Carso, per opera del prete di Aquileia: don Celso Costantini. Nel Cimitero degli Eroi ogni tomba è caratterizzata dalla presenza di una croce in ferro, ornate da un intreccio di lauro e quercia realizzate dallo scultore Alberto Calligaris. Ogni croce poi riporta la frase “Dulce et decorum est pro Patria mori” (“Morire per la Patria è dolce e decoroso”) ed il nome del caduto.

Guido Cirilli, allievo prediletto del Sacconi subentrò al maestro nei principali cantieri: a Roma quello della tomba del re d’Italia Umberto I di Savoia al Pantheon e quello della sistemazione di piazza Venezia; a Monza quello della Cappella Espiatoria a Umberto I re d’Italia; a Loreto sostituì il Sacconi nel ruolo di “architetto della Santa Casa”. Si occupò del restauro e la ricostruzione dei Castelli di San Giusto a Trieste, di Gorizia, di Duino e di molti altri monumenti della Venezia Giulia, dove il Cirilli ricoprì per sei anni, dal 1918 al 1924, l’incarico di direttore delle Belle Arti e Monumenti.

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Nikla

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