L’UIC di Ancona a IDILL’IO

Con la visita di Stefania Terrè, vicepresidente della sezione di Ancona dell’UIC (Unione Italiana Ciechi) si è conclusa la mostra “La Fantasima” di Massimo Kaufmann nella galleria IDILL’IO di Pio Monti a Recanati. Le opere sono pagine scritte in alfabeto Braille, il codice tattile che consente a chi è privo della vista di leggere un testo, in cui è riportato il racconto leopardiano. Kaufmann recupera la dimensione rituale dell’arte nella sua complessa simbologia e nei suoi significati multipli, stratificati, attraverso il personalissimo gesto del dipingere per creare immagini poetiche con la pienezza della sua energia. In linea con la mostra “The Golden age. “Nato per vedere, chiamato a guardare (…)” presentata nella galleria romana di Pio Monti nel 2013, La Fantasima trasforma lo spazio in luogo dell’avventura personale e collettiva come esperienza sensibile dell’in-visibile, ripercorrendo il ragionamento leopardiano. Il Poeta si serve di questo breve racconto per riflettere sull’atteggiamento dei fiorentini, considerati da tutti un esempio di cultura, ma che, in effetti, stando a quanto ci rivela in questa episodio realmente accaduto, pare che credessero ancora ai fantasmi.

Il testo riprodotto in 4 blocchi formati da 4 opere più un trittico, è stato dipinto in diverse tonalità di colori, dai caldi ai freddi, in ogni loro sfumatura.

Stefania insieme ad altri suoi colleghi non vedenti hanno “visto” attraverso il tatto il racconto dipinto de La Fantasima, sperimentando un altro spettro, quello dei colori usati da Kaufmann, caratterizzati da parti opache e lucide. Questi elementi hanno fatto sorgere in loro alcune domande, ad esempio per quale motivo, se l’artista è stato ispirato dal testo, lo ha ripetuto dipingendolo in diverse tonalità? Forse per dare altre possibili interpretazioni dove ciascuno si possa ritrovare? C’è un nesso tra le parole e il colore? Il punto d’inizio delle sfumature è casuale o è rapportato ad una precisa parte del testo?

Per loro è stata un’esperienza non proprio semplice, basata sulla sensazione di una pittura astratta, quindi priva di coordinate formali e di figure riconoscibili. Ma, come ha risposto l’artista

“L’arte in un certo senso è una risposta ad una domanda che non può essere fatta. La pittura esibisce una affermazione senza che le sia chiesto di farlo. In questo senso soddisfa una richiesta che non pensavamo di avere. L’immagine risponde sempre.

Io ho semplicemente portato sul piano di lettura di un non vedente una storiella che racconta di persone che vedono, o dicono di vedere, cose che in realtà non esistono, ovvero i fantasmi. Anche il nostro tempo, due secoli dopo l’episodio narrato da Leopardi, nonostante si potrebbe pensare che i pregiudizi o le superstizioni siano cose del passato, è pieno di pregiudizi, superstizioni, dicerie, vaneggiamenti collettivi, e tutto quanto una persona ‘up to date’ oggi definirebbe ‘ fake news’. La mia mostra è solo una piccola nota a margine di un problema molto complesso, che è quello delle manipolazioni di cui siamo vittima continuamente.”

Durante il corso dell’evento, mentre i non vedenti guardavano oltre il visibile, il vedente era invitato a riflettere sulla cecità come nuova forma di visione che si slancia all’invisibile. Come disse il filosofo francese Jacques Derrida: “L’occhio può spegnersi, ma la visione farsi più chiara”.

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