Gregorio XII il papa-vescovo di Recanati

Forse pochi ricordano che Gregorio XII per due anni, dal 1413 al 1415, fu vescovo di Recanati oltre che papa.” A distanza di pochi mesi dalle celebrazioni dei 600 anni dalla morte il dott. Sergio Beccacece torna a parlare di questo papa nel Duomo di Recanati davanti al sarcofago che ne contiene le spoglie. Angelo Correr, nato verso il 1335 a Venezia da una nobile famiglia da cui provennero in particolare uomini di Chiesa, già vescovo di Venezia, e patriarca di Costantinopoli, “vecchio settuagenario, venerabile per le sue virtù piucchè per la sua età, dottissimo nelle teologiche scienze[1] fu papa scismatico con il nome di Gregorio XII. Il titolo papale sarebbe giunto nel 1406 fino al 1415. Eletto all’epoca dello Scisma d’Occidente a Roma, dopo molti anni di lotte e di contese giuridiche, belliche e diplomatiche, fece atto di sottomissione ai decreti emessi dai padri conciliari, durante il Concilio di Costanza, che era stato convocato dall’antipapa Giovanni XXIII (Baldassarre Costa) e presieduto dall’Imperatore Sigismondo per definire ogni questione. Uno di questi decreti ordinava a tutti i contendenti di abdicare, nel caso che non si trovasse una soluzione e non si raggiungesse l’accordo fra i tre pretendenti al Soglio. Davanti al rifiuto di Benedetto XIII, rappresentante dell’obbedienza avignonese, e alla fuga di Giovanni XXIII, poi ricondotto in Concilio e deposto, alla fine Gregorio XII acconsentì ad abdicare, dopo aver riconvocato con una sua bolla il medesimo Concilio. All’abdicazione però non seguì l’elezione di un nuovo Papa, che si verificò passati due anni e solo in seguito alla scomparsa di Gregorio XII, dopo la quale fu convocata un’assemblea mista di cardinali e di padri conciliari, che elesse Martino V nel 1417. Terminava così lo “Scisma d’occidente”, la più grave crisi che la Chiesa cattolica avesse fino ad allora mai vissuta e che aveva visto tre Papi contendersi simultaneamente il Soglio di Pietro. Dopo la rinuncia al pontificato, ricevette la conferma della sua carica cardinalizia e fu nominato dal Concilio di Costanza rettore della Marca di Ancona, un’altra dignità tra le più eccellenti del collegio cardinalizio. Angelo Correr scelse di vivere a Recanati, certamente la città più “veneziana” che si potesse trovare in Italia, dove morì nell’ottobre del 1417. Dopo la sua morte fu nominato vescovo Marino di Tocco, già suo amministratore. Gregorio XII sarà l’ultimo Papa a rinunciare al pontificato fino a Benedetto XVI, 598 anni più tardi, nel 2013. S. Antonino nel suo Commentario lo definisce “uomo sin dalla sua fanciullezza di gran bontà e sapere.” Leonardo Aretino, il segretario pontificio, scrisse: “Vi fu in Gregorio una somma onestà di vita e di costumi, ed una, per così dire, prisca semplicità: e parimenti una gran scienza, ed una perspicace e giusta investigazione delle sacre Scritture.Il Vettorelli nella giunta al Ciaconio Tom. 2 pag. 754 scrive “veramente morì in Recanati, e negli ultimi anni scorsi, aperto il sepolcro, fu veduto il di lui cadavere”. Agostino Oldoino nella nuova giunta alla pag. 760 dice: “Nell’anno 1623 disfacendosi il sepolcro di questo pontefice, ci viene riferito da quelli che furon testimoni di vista, che con sommo stupore di tutti, fu ritrovato intatto il di lui cadavere cogli abiti Pontificali tuttora in buon essere. Sì grande fu la pietà di quest’uomo, che S. Antonino scrivendo le vite di quelli, che di se lasciarono opinione di santità, senza dubbio lo paragona al martire S. Stefano, attesa la di lui somma costanza nelle avversità.[2]

Quasi un secolo dopo la sua morte, quando il Lotto dipingeva il polittico di San Domenico, a Recanati ancora si ricordavano le vicende legate alla rinuncia di Gregorio XII. Nel famoso dipinto compaiono accanto al trono della Vergine Papa Urbano V, e a destra Papa Gregorio XII, a sinistra. L’argomento è stato trattato da fra Fabio Furiasse, storico e direttore dell’ archivio storico dei Cappuccini delle Marche, durante il convegno del 27 ottobre 2017. Andrea Palanga invece ha parlato di papa Gregorio XII durante una lezione del corso dell’UNIPER “Storie e personaggi recanatesi” diretto dal dott. Sergio Beccacece, il quale continua a descrivere le altre tombe. Vicino al sarcofago di Correr vi è quello di Nicolò delle Aste (Forlì 1380 – Recanati 1469), con i bassorilievi di Santa Cecilia e San Sebastiano. Nicolò fu un grande vescovo di Recanati che fronteggiò lo Sforza e il suo esercito. A lui è attribuita la costruzione di molte chiese e ospedali come Santa Maria in Varano. Fu artefice del potenziamento della Santa Casa di Loreto e del suo tesoro. Davanti alle due tombe si trova il sarcofago di Angelo Cino da Bevagna cardinale dal 1383 al 1412. A lui va il merito di aver ricostruito l’attuale cattedrale. Il sarcofago di Angelo Correr ora si trova vicino al Sancta Sanctorum ma secondo Monaldo Leopardi originariamente si trovava nella parte orientale dell’edificio. Secondo Beccacece c’è anche un piccolo “giallo” perché alcuni sostengono che all’epoca dello spostamento furono distrutte diverse parti, mentre per Monaldo queste corrispondono solamente a porzioni colorate. Sul sarcofago spicca lo stemma a losanga dei Correr, mentre sul coperchio si può vedere, attraverso uno specchio, il suo ritratto. Correr in alcune parrocchie è venerato come beato. Infatti, sotto il sepolcro posto su un cavalletto, vi è un quadro con la sua immagine donato da alcuni devoti in occasione del sesto centenario della sua morte.

Siamo qui” conclude il dott. Sergio Beccacece “in questo luogo bellissimo che tuttavia mostra la sua decadenza. Per centinaia di anni questa è stata una vera cattedrale e quindi sede vescovile. Da decenni ormai non lo è più ed ora, diventato luogo di tristezza, ci ricorda ciò che eravamo. La storia ha un ruolo fondamentale nella comprensione degli attuali avvenimenti, un’importanza assolutamente fondamentale che troppo spesso tende ad essere trascurata. Com’è possibile pensare di costruire un futuro o semplicemente di capire il presente se mancano completamente le basi radicate nel passato?

 

[1] Chiese d’Italia, Giuseppe Cappelletti, edizioni Giuseppe Antonelli, 1844.

[2] Vite de’ cinque sommi pontefici patrizi, di Antonio Sandini e Pietro Zerletti, Zerletti editore, 1767, digitalizzato il 26 ottobre 2009.

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Nikla

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