Gli eredi Crali vincono l’appello del MART

Lo scorso anno Gianfranco Maraniello, il direttore del Mart, in un’intervista dichiarava come la spiacevole vicenda Crali si poteva evitare senza mettere in posizione di debolezza il museo: “La sentenza dà ragione in 2 punti su 3 al Mart, poi andremo in appello e si vedrà.” Ora che l’appello ha emesso il proprio giudizio a favore degli eredi, per il museo si presentano giorni difficili. Gli eredi di Tullio Crali invece possono dirsi soddisfatti.

La signora Anna, nuora dell’artista e le sue figlie, hanno vinto l’appello del Mart. Già il 21 dicembre 2015 il Tribunale di Milano, con una sentenza depositata, dichiarava il museo “inadempiente” rispetto alla volontà dell’artista che aveva donato le sue opere in cambio della loro valorizzazione mediante esposizioni e mostre in Italia e all’estero. I 42 quadri donati al Mart coprono il lavoro di diversi decenni con tele dipinte a olio, come la celeberrima “Incuneandosi nell’abitato” una delle più importanti dell’aeropittura futurista, fino alle Sassintesi, opere polimateriche sconfinanti nell’astrattismo.

La vicenda “Crali vs Mart”, se così possiamo chiamarla, ha inizio qualche tempo dopo la morte dell’artista, avvenuta nel 2000, quando il figlio Massimo lamentava la scarsa attenzione del museo verso la donazione. Nel 2009, l’anno dopo la morte del figlio, la signora Anna e le sue figlie hanno cercato di sollecitare le varie autorità competenti con il discreto richiamo di esporre, se non proprio tutte, almeno un nucleo di opere negli spazi museali o a Casa Depero, un autore molto amato da Crali. Non solo il desiderio non è stato esaudito, ma non c’è stata mai una risposta precisa da parte del museo che dopo l’ultima sentenza del 2 luglio 2016 si è chiuso nel silenzio più assoluto. Da qui la scintilla che ha scatenato la reazione della famiglia sfociata nella denuncia contro il Mart per inadempimento, con la richiesta di restituzione di tutte le opere. Per i familiari, con quest’ultimo verdetto d’appello, si avvicina il momento di potersi occupare della ritrovata proprietà, con l’obiettivo di far circolare le opere per la fruizione del più vasto pubblico, fuorché il museo non ricorra alla cassazione.

Intanto a Senigallia fino al 2 settembre luglio si possono ammirare tre opere di Crali esposte alla mostra “Venti Futuristi” a cura di Stefano Papetti, e sono “Ballelica, “Le forze della curva” e “I naviganti”.

 

Tullio Crali nasce nel 1910 a Igalo, in Dalmazia (attuale Montenegro). Scopre il futurismo nel 1925 e rimarrà fedele al movimento per tutta la vita. Nel 1929 nasce l’aeropittura, una particolare declinazione del futurismo che esalta il volo, la velocità e il dinamismo dell’aeroplano. Crali era un grande appassionato di volo. Conosce Marinetti, diventando suo grande amico, ed entra così a far parte del Movimento Futurista. Nel 1932 espone le sue opere a Parigi in una mostra di aeropittori italiani. In questi anni Crali si interessa anche di moda, creando degli abiti futuristi. Il blazer senza risvolti e senza tasche sono sue creazioni che verranno riprese dai grandi stilisti. Fu docente di disegno e Storia dell’arte e visse a Torino, Parigi, al Cairo Milano dove morì nel 2000. Per sua volontà è sepolto nel cimitero di Macerata insieme al figlio Massimo deceduto nel 2008.

 

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Nikla

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