Giulia Corsalini “cittadina benemerita”, la proposta di Vivere Recanati

Giulia Corsalini “cittadina benemerita” di Recanati: è la proposta annunciata  ieri sera da Francesco Fiordomo del Movimento Vivere Recanati durante la presentazione del libro “La lettrice di Cechov”, il primo romanzo dell’autrice, svoltasi nella  Sala Conferenze dei Musei di Villa Colloredo Mels. La motivazione è per essersi distinta nel campo della letteratura e per  aver svolto il ruolo di “ambasciatrice culturale” – a detta di Fiordomo – durante le presentazioni e la consegna dei premi in giro per l’Italia. Infatti, attraverso il racconto di Nina, la protagonista del romanzo, fa conoscere luoghi e porzioni misconosciute del nostro territorio. L’autrice ha raccontato della calorosa accoglienza ricevuta solamente perchè è recanatese come Giacomo Leopardi. La percezione “mitica” che le persone hanno della città è qualcosa di straordinario; che l’abbiano vista o meno, tutti la amano. Chi vi è stato la descrive come una città bellissima dove vorrebbe ritornare.

Il libro ha vinto premi prestigiosi quali il Premio Nazionale Narrativa di Bergamo e il  Super Mondello.

I suggestivi brani scelti per le letture svolte da Tania Paoltrini hanno toccato le situazioni centrali del racconto a iniziare dall’incipit: “Devo ad Anton Čechov il mio attuale lavoro all’Istituto di Lingua e Cultura russa di Kiev, l’anno d’insegnamento universitario in Italia e la mia passione per la letteratura.” Nina è una donna ucraina di Kiev laureata in letteratura russa, ma per mantenere la famiglia è costretta a lasciare la propria vita per venire in Italia a Macerata a fare la badante di un’anziana signora. E’ sposata con una figlia, Katja con la quale ha un rapporto difficile, il cui ricordo affiora attraverso un episodio dell’infanzia “Di portata storica”; il rapporto con l’affascinante Professor Giulio De Felice che Nina conosce all’Istituto di Slavistica dell’Università di Macerata, e che le propone di tenere un corso di Lingua e Letteratura russa; l’incontro con Lyzaveta, un’immigrata alle prese con un problema burocratico che sarà risolto con un pratico espediente da un prete, descritto all’interno dell’appassionato capitolo con la descrizione del “borgo artigiano” e i dettagli artistici della “Chiesa del Crocifisso” che evoca volutamente il vecchio quartiere di Castelnuovo dove Giulia Corsalini è nata.

“Nel piazzale silenzioso e sul sagrato circolare e antico di gradini irregolari e sconnessi la tranquilla, paesana e secolare sacralità che mi ha sempre attratta sembra, nella notte, ancora più assorta ed espressiva”


La presentazione del libro è stata l’occasione per lanciare di nuovo un appello alla Diocesi affinchè la Chiesa di Santa Maria di Castelnuovo, chiusa dal 2016 a causa del sisma, per il suo valore storico-artistico sia riaperta al più presto.

La chiesa risale  alla prima metà del XII secolo, è di fondazione romanica e appartenuta all’ordine dei Benedettini di Fonte Avellana. Ha ancora l’antica struttura a capanna. Risalgono a un rifacimento del XIII secolo: la facciata a tre rosoni (quello centrale in parte occluso dal collocamento dell’organo) e il pregevole portale in pietra restaurato nel 2014, la cui lunetta fu scolpita da Mastro Nicola Anconetano con un bassorilievo rappresentante la Madonna in trono con gli Arcangeli Michele e Gabriele (1253). La torre campanaria nella sua primitiva forma, è la più antica della città (sec. XII). Fra i dipinti che l’abbellivano vi erano anche La Trasfigurazione di Lorenzo Lotto e il Polittico di Guglielmo Veneziano, ora custoditi nella Pinacoteca di Villa Colloredo Mels. All’interno, dopo i lavori  di ristrutturazione sono stati scoperti frammenti di antichi affreschi di Pietro da Recanati (inizio sec. XV), mentre l’affresco raffigurante la Madonna con Bambino è attribuito a Pietro di Domenico da Montepulciano. Il Crocifisso in legno policromo quattrocentesco, conservato sull’altare maggiore, restaurato tra il 2010 e il 2011, proviene dalla bottega veneta di Jacopo Moranzone, raffinato scultore inserito in un contesto culturale accanto a Pisanello, Giambono, Mantegna, e Donatello.

Pasquale Andrea Marini, Madonna con Gesù Bambino tra Santa Caterina d’Alessandria e San Giorgio (1706), Chiesa Santa Maria di Castelnuovo

Nel secondo altare della navata sinistra si trova il dipinto di Pasquale Andrea Marini detto anche Andrea Pasqualino da Recanati raffigurante la Madonna con Gesù Bambino tra Santa Caterina d’Alessandria e San Giorgio (1706). Il dipinto rappresenta idealmente il “matrimonio”, ossia la dichiarazione di fedeltà per sempre a Gesù di una nobile vergine di Alessandria d’Egitto, che poi subirà un tremendo martirio. Il Calcagni, parlando di questa opera, dice che ai suoi tempi il Marini viveva in Roma,  “con grido d’uno de’ migliori pittori.”

Un artista il Marini che andrebbe valorizzato poichè a Recanati ci sono altre opere che portano la sua firma: San Carlo Borromeo penitente in processione durante la peste nella Chiesa di San Filippo Neri, un S. Antonio di Padova nella Chiesa di S. Maria di Varano, chiusa anch’essa da diversi anni, e forse l’opera conservata nella Chiesa di Montemorello dove sono rappresentati Sant’Anna colla Vergine, San Giuseppe, S. Gioacchino, S. Ignazio, S. Francesco Saverio.

Pasquale Andrea Marini, artista praticamente dimenticato, è giunto all’attenzione degli storici quando lo scorso anno si è concluso il restauro dell’Allegoria della Redenzione, ad esso attribuita, nella cupola della Chiesa di  Sant’Andrea delle Fratte a Roma. Secondo le studiose Alessandra Lanzoni, storica dell’arte della Soprintendenza e direttore dei lavori insieme all’architetto e responsabile unico del procedimento, Antonella Neri  “Gregorio Roisecco nel suo Roma antica e moderna, guida pubblicata in tre volumi nel 1750  identifica l’autore dell’affresco con Marini, e da allora l’attribuzione è stata variamente ripresa. Grazie alla conoscenza del cardinale Gaspare Carpegna, Marini a Roma ebbe anche l’incarico di un affresco perduto nella chiesa dei Santi Vito e Modesto e quello di tre tele con Storie del Battista in Santa Maria della Concezione in Campo Marzio. Ma gran parte della sua produzione è nelle Marche.”  (tratto dall’articolo del Corriere della Sera 14 Apr 2019)

N.C.

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Nikla

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