GIACOMO E LE FIGURE FEMMINILI

«Io non ho mai sentito tanto di vivere quanto amando, benché tutto il resto del mondo fosse per me come morto». 

Comunicato Stampa

Ogni anno il Comitato per Porta Marina, impegnato da sempre nella rivalutazione storico culturale del nostro territorio, omaggia Giacomo Leopardi, in occasione del 29 giugno, data del suo compleanno. Il particolare allestimento, si apre con un grande libro, il libro della vita del nostro poeta, che spazia sia nella sua sfera personale sia all’interno della sua poetica. Il focus di quest’anno, suo duecentoventesimo compleanno, è di estrema attualità. L’argomento investe il rapporto di Giacomo con l’infinito e variegato universo femminile, cioè le relazioni di vario tipo, affettivo, sentimentale, parentale, di studio che il Leopardi ha instaurato con le donne, l’universo femminile.

Si parte, quindi, dalle presenze familiari: la madre Adelaide Antici, la sorella Paolina, passando per la nonna Virginia Mosca per arrivare alla cugina Serafina Basvecchi. Nel “catalogo rosa” del nostro poeta figurano i rapporti di amicizia, come quelli con Marianna Brighenti o con Antonietta Tommasini, i rapporti in vario modo sentimentali, come quelli con Gertrude Cassi Lazzari, le recanatesi, popolane e donzellette, come Silvia e Nerina, per buttare poi sguardo su   Teresa Carniani Malvezzi o su Fanny Targioni Tozzetti, fino ai rapporti più complessi, come quelli con Adelaide Maestri o Charlotte Bonaparte. Alcune di queste figure tracciano il suggestivo cammino poetico all’interno del posto di guardia a Porta Marina, di via XX Settembre e infiltrandosi negli antichi vicoli.

Per lui amare significava fantasticare sull’amore, delirare nelle stanze notturne, sognare ed evitare il contatto con la realtà: «Più volte ho evitato per parecchi giorni di incontrare l’oggetto che mi aveva affascinato dentro un sogno delizioso», magari aiutato anche dalla “bianca Luna”.

In una lettera del 1880 Antonio Ranieri racconta: «… i suoi amori erano quasi tutti unilaterali, ed inavvertiti dalla persona amata».

Il primo amore, nel 1817, quando Leopardi ha diciannove anni, nasce dall’infatuazione per la cugina Gertrude Cassi-Lazzari; Alla sua donna è invece il frutto della riflessione su un’amante ideale, nel 1823: «Cara beltà che amore / lunge m’ispiri… se dell’eterne idee / l’una sei tu, cui di sensibil forma / sdegni l’eterno senno esser vestita… questo d’ignoto amante inno ricevi». Ma già nello stesso 1823 Leopardi, sentendo di stare facendo prevalere l’idea nella dualità idea-realtà, ricorre a immediate contromisure rispetto alla pervasività platonizzante della propria poesia d’amore. A Pietro Brighenti scrive che la donna è un «animale senza cuore»!. All’allettamento ideale reagisce con la misoginia; traduce la satira contro le donne di Simonide. E infine anche la pubblicazione di Alla sua donna è accompagnata da una nota ironica e feroce: «La donna, cioè l’innamorata, dell’autore, è una di quelle immagini, uno di quei fantasmi di bellezza e virtù celeste e ineffabile, che ci occorrono spesso alla fantasia, nel sonno e nella veglia, quando siamo poco più che fanciulli, e poi qualche rara volta nel sonno, o in una qualche alienazione di mente, quando siamo giovani. Infine è la donna che non si trova».

Di alcune di queste donne vengono realizzati grazie ai suoi versi e scritti dei “ritratti” ispirati e rivisitati in chiave artistica tanto da spaziare attraverso le immagini dal ‘300 al’900, immagini presenti in pannelli esplicativi, abbellimenti floreali dono di “ Paccamiccio vivai e piante” ed oggetti simbolo come le seggiole che vogliono sottolineare la riflessione o le lucerne che mettono in risalto il pensiero , l’apertura mentale come la luce squarcia il buio .

Gertrude Cassi-Lazzari aveva «i lineamenti forti, gli occhi e i capelli neri, la persona grande», un tipo ideale di donna per Leopardi, che descriverà un aspetto analogo nella gigantesca Natura dell’Operetta dedicata all’Islandese, con il volto «tra bello e terribile».

Affascinato dalla loro grazia e bellezza, anche in realtà non venne mai corrisposto morendo a Capodimonte tra le braccia di Paolina Ranieri il 14 giugno 1837. Tutte le donne leopardiane dalle figure più umili e semplici a quelle più complesse hanno avuto la possibilità di rientrare nella fantasia trasfiguratrice del poeta e/o le sue umanissime e disgraziate vicende.

In Leopardi la figura femminile oscilla sempre fra eros carnale e platonizzazione: la donna ideale è quella la cui beltà è un «raggio divino», che ha gli effetti della «bellezza» e dei «musicali accordi», quella che è ancora una «figlia della sua mente» e trova solo una maschera in prestito nel «volto», nei «costumi», nella «favella» della donna reale. La Fanny viene descritta come «… prima donna moderna che appare nella poesia italiana»: proprio grazie al ruolo svolto nel ciclo di Aspasia come donna fatale. In questo caso lei è nascosta sotto il senhal, come punto di incontro fra l’idea platonica e la donna reale, tra il finito e l’infinito, tra il definito e l’evanescente, in quel dualismo di amore e morte che lo strugge. Si tratta della protagonista di questo canto, forse composto nel 1832, poesia da inserire nel breve ciclo d’amore che si sviluppa fra il 1831 e il 1835 e che comprende Il pensiero dominante, Amore e Morte, A se stesso, la stessa Aspasia e infine la novella in versi Consalvo, Sono le ultime poesie d’amore, dopo i versi dedicati a Silvia e Nerina, di Giacomo Leopardi a cui fa da contrappunto il «vero amor» nella Ginestra. Nemmeno il distacco neoclassico e la letterarietà alta dello stile temperano la forza e la concretezza di queste immagini femminili.

Sono, come ben si evince, donne “simbolo” dei suoi stati d’animo delle sue fasi poetiche che il Comitato per Porta Marina intende presentare rivisitate nelle sembianze, nelle forme attraversando anche gli studi fatti da Giacomo che spaziano dai esti della classicità ai temi del dolce Stilnovo, e che precorrono le correnti letterarie tra ‘800 e ‘900. Queste donne si “materializzano stilizzate in “manichini”. Essi indossano abiti reinterpretati artisticamente e riletti tra tradizione e innovazione in chiave contemporanea, secondo la logica dell’uso e del riuso. L’osservatore curioso farà fatica a capire che i materiali usati sono “poveri ed anche riciclabili”. Questi manichini che rappresenteranno alcune delle figure femminili più significative per lui e che hanno maggiormente inciso nella sua vita e nella poetica sono connotate da versi scelti e dalla simbologia del colore dedicato: ogni colore esprime un’età del poeta ed un suo particolare stato d’animo: si va dal nero al rosa, al bianco , al verde…Vi invitiamo quindi a visitare questo angolo della città di Recanati per immergervi, guidati da pannelli esplicativi, nelle armonie leopardiane e scoprire i suoi sentimenti.

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Nikla

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