Galleria Marconi, il nuovo spazio a Monsampolo

Domenica 20 gennaio 2019 il Comune di Monsampolo del Tronto,  il Sistema Museale Piceno e Marche Centro d’Arte hanno inaugurato il nuovo spazio espositivo Sala Ipogei “Galleria Marconi” di Franco Marconi. La galleria, un tempo nel comune di Cupra Marittima, è nota a livello nazionale per la qualità della ricerca artistica e culturale portata avanti negli oltre venti anni di attività, diventando un punto di riferimento per l’arte contemporanea.

Nel comunicato stampa la dichiarazione del gallerista: “Alcuni mesi fa ho deciso di chiudere il mio spazio di Cupra Marittima, ho ricevuto tante attestazioni di stima per il lavoro svolto e voglio ringraziare tutti per il sostegno datomi in una delle scelte più dolorose della mia carriera professionale. Oggi parto per questa nuova avventura, grazie alla fiducia e al sostegno che il Comune di Monsampolo del Tronto ha voluto rivolgermi. In questi anni ho fatto dell’onestà un punto fermo e credo che sia il solo modo per poter lavorare e camminare a testa alta. Lino Rosetti mi ha spinto a proseguire e, con Marche Centro d’Arte, mi è ancora una volta vicino in questa avventura. Proporre Arte Contemporanea è una scelta difficile, ma continuo ancora a credere che solo l’arte e la cultura possano salvarci, perché sono l’espressione, forse più alta, dell’umanità in grado di contrastare l’imbarbarimento di questo tempo. Voglio ringraziare tutti i collaboratori che ancora una volta sono al mio fianco e tutti quelli che verranno a festeggiare con noi.

L’inaugurazione ha proposto una serie di eventi riuniti nel progetto Ventiquattro = uno, pensato per costruire idealmente questo passaggio al nuovo spazio espositivo Spazi Ipogei “Galleria Marconi” sede delle attività di Marche Centro D’Arte.

Alle ore 16.00 presso Spazi Ipogei “Galleria Marconi” si è aperto lo spazio con la collettiva Mangiare (IL) bene a cura di Nikla Cingolani. La mostra propone le opere di Federica Amichetti, Karin Andersen, Attinia, Luca Bidoli, Daniele Camaioni, Giulia Corradetti, Peter De Boer, Armando Fanelli, PierFrancesco Gava, Carla Mattii, Sabrina Muzi.

“«Non si mangia mai da soli, ecco la regola del “si deve mangiare bene”. È una legge dell’ospitalità infinita. E tutte le differenze, le rotture, le guerre (si può anche dire le guerre di religione) hanno in palio questo mangiar bene, oggi più che mai. Anche il Bene si mangia, bisogna mangiare il Bene.»

Un messaggio di un’attualità sorprendente.

Da questa riflessione tratta da Il faut bien manger. O il calcolo del soggetto di Jacques Derrida, nasce il progetto Mangiare (IL) Bene.

«BISOGNA BEN MANGIARE” “BISOGNA MANGIARE BENE” “BISOGNA MANGIARE IL BENE». (Jaques Derrida)

Il cibo è un bene comune che riveste un ruolo di primaria importanza nella nostra vita quotidiana come fonte di nutrimento, strumento di aggregazione sociale e di piacere, protagonista di pratiche rituali, indicatore di ogni stile di vita. Per questo l’Arte diventa strumento ideale per veicolare ogni attributo di valore riconosciuto a livello universale.” (Nikla Cingolani)

Il progetto Mangiare (IL) Bene era stato ideato dalla curatrice in occasione di EXPO 2015 patrocinato dalla Regione Marche e presentato a Milano nello spazio Elica (Fondazione Casoli) in zona Brera, a Palazzo Italia nel cuore dell’Expo, in Ancona nella Mole vanvitelliana all’interno di Cinematica e nel 2016 a palazzo Bisoccioni di Jesi richiesta da Slow Food.

Oggi viene riproposto, riattualizzato e ripensato, per riprendere un percorso che nasce e si estrinseca dalla simbiosi di linguaggi artistici e culturali. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 15 Aprile 2019. 

Il percorso espositivo continua all’aperto con una selezione di sculture dell’artista Franco Anzelmo negli Ipogei attigui a Spazi Ipogei Galleria Marconi. Le bianche figure esili e longilinee, rischiarano il luogo come fossero apparizioni propense alla spiritualità, se non fosse per alcuni oggetti che riportano alla realtà delle cose: una coroncina, un filo a piombo, un retino per farfalle, un aeroplanino. Sono eroi quotidiani, silenziosi, in eterno equilibrio posti tra la dimensione fisica e quella soggettiva, interiore, frutto di una luminosa armonia.

Nel Museo della Cripta si trova la selezione di sculture di Josephine Sassu, un bestiario di animali realizzati in plastina, quindi un materiale effettivamente fragile, facilmente malleabile, che rivela un’affinità ben costruita tra forma e contenuto. Le superfici dinamiche e mosse da un’inquietudine esistenziale, nonostante la sottrazione di colore, smaschera una vivacità sorprendente nel bianco – e talvolta nero – della materia. Le opere, presentate in teche come delle relique all’interno di questo particolare spazio museale, si arricchiscono di significati simbolici condivisi che inducono alla loro cura e  conservazione.

Nello spazio esterno adiacente il Museo della Cripta è proiettato il video di Rita Vitali Rosati  Mi chiamo Rita, ballo, canto, scrivo versi in notturna. L’artista commenta così la sua opera: La performance “Mi chiamo Rita, ballo, canto, scrivo versi in notturna” vuole mettere in scena la lettura a più voci di un numero imprecisato di poesie, recitate contemporaneamente. La sovrapposizione ricercata nella lettura asincronica di più soggetti determina nell’ascolto una impossibilità nella comprensione, quindi una mancata comunicazione, denominata cacofonia. Il testo diventa così il pretesto per elaborare il senso del dramma quando viene a mancare l’armonia“.

Alle 19,00 a conclusione della manifestazione è stato offerto un aperitivo agli intervenuti con la collaborazione degli sponsor-partner: Fritto Misto di Ascoli Piceno e Vini San Giovanni di Offida.

Photo by Paolo Farina

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Nikla

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