Franco Dionisi: “Ecco da dove proviene il ferro delle panchine e della ringhiera del Pincio di Porta Romana”

Nel Pincetto di Porta Romana ci sono delle panchine molto particolari, non hanno schienale e la seduta è formata da sbarre di ferro con fori distanziati regolarmente tra loro. Le stesse sbarre forate si trovano a intervalli anche lungo la ringhiera sulle mura. Il tempo le ha arrugginite, ma proprio questo colore dona loro il fascino del tempo che andrebbe conservato. Franco Dionisi, residente a Monte Volpino e personaggio molto conosciuto per essere stato Consigliere della Società Operaia di Mutuo Soccorso recanatese ricorda quando da piccolo insieme ai suoi amici andava in villa a giocare:  “Questo posto era frequentato da Beniamino Gigli quando, nel tempo libero, giocava a bocce nella gancia costruita dai fratelli Sgolastra, operai del Comune che si occuparono della manutenzione fino a quando rimasero a Recanati. Negli anni Settanta, quando venivo qui a passeggio con le mie figlie, i sentieri erano praticabili e ci sedevamo sulle panchine, ma la gancia delle bocce non c’era più.Secondo il suo racconto fu l’assessore ai lavori pubblici Ugo Beccarini che, abitando nei pressi di Porta Romana, fece sistemate l’area negli anni ’50, compresa la costruzione della balaustra e delle panchine riutilizzando il ferro proveniente dai 4 lampioni di Piazza Leopardi dopo essere stati rimossi e portati in magazzino.Mio padre, amico di Beccarini, ne parlava a casa e questo ricordo mi è rimasto impresso”. Conclude Dionisi.

Stando alle foto dell’archivio di Antonio Baleani i lampioni, nel ventennio fascista, furono rivestiti in basso con del ferro per creare il simbolo del fascio. Tuttavia dalle immagini le sbarre non risultano forate, pertanto si potrebbe ipotizzare che il ferro riutilizzato per le panchine si trovava all’interno dei fasci. Secondo Baleani per avere conferma bisognerebbe consultare le delibere che andrebbero comparate con quelle del periodo in cui sono stati abbattuti i lampioni. La questione rimane aperta, ma bisogna riconoscere all’assessore Beccarini di aver colto perfettamente il valore di quel “capitale naturale” per le sue funzioni di svago e ricreazione, oltre a quelle estetiche grazie alla posizione che regala un panorama spettacolare. Lo sguardo si perde nel paesaggio fra le bellezze di splendide colline incorniciate dai “monti azzurri” dell’Appennino. Ecco dunque l’esigenza di realizzare sentieri, costruire una gancia di bocce, collocare delle panchine e una ringhiera di protezione per ammirare vedute straordinarie.

La zona, abbandonata all’incuria da molti anni, diventò impraticabile. Un degrado balzato più volte agli onori delle cronache ma mai effettivamente affrontato dalle istituzioni, fino all’intervento dei volontari di “Cittadinanza attiva” e il gruppo Pian-Ti-Amo Recanati su progetto di recupero presentato al Comune dal Comitato Quartiere Castelnuovo. Ora si spera nell’intervento degli addetti comunali per la messa in sicurezza della balaustra, scale e pavimentazione degli ingressi, affinché l’intervento dei volontari non sia vano. Per questo sarebbe auspicabile un Piano di manutenzione del verde urbano e una gestione che non consideri le aree verdi solo come spazi residuali, ma come un elemento di grande importanza dal punto di vista turistico-culturale con funzione didattica per le nuove generazioni. A questo vanno aggiunti infine il rispetto e il senso civico dei cittadini.

-Nikla Cingolani

Foto di Antonio Baleani

Stampa

Nikla

The author didnt add any Information to his profile yet