Franca Bavaj, tra spirito e materia

Ripercorrere l’esperienza artistica della scultrice recentemente scomparsa, significa attraversare un itinerario estetico dove riscoprire la profonda dimensione dell’esperienza umana. In tutte le sculture di Franca Bavaj predomina una tensione drammatica, data dal confronto diretto tra gestualità e pensiero, istinto e ragione, toccando vette espressive che arrivano diritte all’anima. Ogni suo lavoro parte da un ragionamento, da un’analisi, da un pensiero, da una meditazione che solo in seguito si trasforma in emozione confluita e rielaborata nel materiale. La padronanza del suo linguaggio le ha permesso di produrre opere di grandi dimensioni con l’obiettivo di destinarle a dei luoghi specifici.

Alcune sue opere, infatti, le possiamo trovare in spazi pubblici come “La Danza del Fuoco”, una ceramica policroma ispirata al capolavoro di Igor Strawinski, è stabilmente presente presso la sala Gigli del Teatro Lauro Rossi. Sopra un supporto a forma di S, come l’iniziale del musicista, sta la principessa mentre danza avvolta da una veste di fiamme. La scultura è stata donata dalla scultrice al Comune di Macerata ed è entrata a far parte delle collezioni dei musei civici.

Nella chiesa di San Pio X a Porto Sant’Elpidio, si trova un’altra sua opera che rappresenta il mistero dell’“Incarnazione”. Si tratta di un sostegno verticale formato da 6 lastre di alluminio anodizzato dove sono inseriti diversi elementi. In alto guizzano delle fiamme in resina metallizzata color bronzo, mentre nel mezzo una donna con le braccia incrociate, realizzata in ceramica, guarda perplessa il fuoco sopra di lei. Sotto un’aquila in bronzo, simbolo di san Giovanni evangelista, appoggia su una lapide in travertino con la scritta “e il verbo si fa carne e abita in mezzo a noi”. Questa complessa scultura è un lavoro che ha impegnato molto l’artista sotto il profilo religioso. Come ha spiegato lei stessa in un’intervista “Dio come atto d’amore è riprodotto come fiamma e non come nella consueta immagine della colomba. Se la colomba è lo spirito di Dio che aleggia sull’uomo, la fiamma è il simbolo dell’amore che si incarna in un essere umano, e precisamente in questa ragazza dall’aria incerta come quando l’angelo le diede l’annuncio. Dio è amore. L’essere umano è l’incarnazione dell’amore, tutto questo termina con San Giovanni e le sue parole del vangelo. Dio per amore di questa umanità si umanizza per essere più vicino all’uomo.

Per Franca Bavai a questo mistero ci si arriva per mezzo della ragione: l’uomo da sempre e per tutta la sua vita ha cercato Dio, perciò Dio per amore dell’uomo si è incarnato. Il sentimento del Sacro nella scultrice è molto forte. L’uomo, che da sempre si confronta con il mistero, tende con l’energia della ragione a entrare nell’Ignoto, a conoscere ciò che ha intuito come l’inarrivabile. Il motivo della ragione è, scoprire il Mistero, entrare in esso, penetrarlo. L’Incarnazione è una sintesi scultorea dall’aspetto sacrale molto forte. Rispetto alle altre annunciazioni è molto diversa poiché rappresenta l’attimo dell’accettazione della donna ad accogliere la volontà divina. Qui siamo oltre l’annuncio dell’angelo. La verticalità della scultura simboleggia la discesa di Dio nella carne e contemporaneamente l’ascesa dell’umanità a Dio e l’opera comunica questa tensione dell’umano verso il Divino.

Il suo ultimo desiderio era di poter installare la scultura “Puttini in discesa libera”, sul muro di un palazzo da cui doveva cadere l’acqua a cascata riversandosi in una vasca. Un tuffo in picchiata nell’elemento naturale e culla della vita, dove i bimbi nascono e crescono nell’abbraccio dell’acqua. Desiderio che non si è potuto esaudire nonostante la promessa iniziale da parte di un ente recanatese come ha affermato l’artista lo scorso anno in un’intervista del dott. Sergio Beccacece.

Franca Bavaj la ricorderemo, oltre alle opere che ci ha lasciato, per la sua eleganza nel comportamento, per il suo essere essenziale e mai fuori posto, per la sua forza nascosta dalla delicatezza dei suoi tratti e per aver creduto sempre nell’arte come una via di luce fra i vari stati dell’esistenza.

Nikla Cingolani

Galleria

Stampa

Nikla

The author didnt add any Information to his profile yet