Emma l’amazzone eroina di Castelnuovo

Dalle Amazzoni e dalle Valchirie alla vergine Camilla descritta nell’Eneide, da Bradamante e Clorinda, le cui vicende sono narrate nei poemi di Ariosto e Tasso, fino ad arrivare a Giovanna d’Arco, la donna guerriera ha rappresentanti illustri nella mitologia, nella letteratura e anche nella storia. Anche Recanati vanta la sua guerriera. Si chiama Emma e vive in una novella scritta da Pietro Morici nel 1857. L’ha riproposta Il dott. Sergio Beccacece, ricercatore scrupoloso di vicende recanatesi, durante l’anteprima del corso “Storie e Personaggi recanatesi” dell’Università d’istruzione permanente Don Giovanni Simonetti, di cui è il coordinatore, nella sede dell’ACLI di Castelnuovo il 4 ottobre 2017. Pietro Morici era un recanatese, uditore legale e impiegato comunale, famoso per aver iniziato il giornale Casanostra nel 1850 per aver scritto saggi sul Porto di Recanati, sull’antica fiera dei due mesi, sulla Festa della Vittoria e la battaglia di Lepanto. Il primo numero fu stampato nella tipografia del padre Giuseppe Morici, uno storico locale, tipografo e collaboratore di Monaldo Leopardi,

Morici scrive di un fatto ambientato a Castelnuovo di un assedio da parte dei Goti guidati dal re Teia 500 dopo Cristo. E’ pura leggenda o c’è un fondo di verità? Beccacece nell’esporre la vicenda ha evidenziato come il contesto storico del coinvo sia davvero esistito, come il coinvolgimento dei castelli del Piceno, così come alcuni personaggi: i Goti, il loro re Teia, Cumade e Narsete.

La novella s’intitola “Emma o l’assedio di Recanati”. Siamo nel 500 d.C. Teia cerca di assediare Recina, l’odierna Castelnuovo come dimostra una vecchia stampa. Tre sono le schiere recinesi. “All’una comandava Cumade, valoroso duce persiano, Leopardo, nipote di Cesare. Ed Emma figlia d’una germana allo stesso Cesare, capitanava un’eletta di generose donne, le quali abituate ai disagi d’una nascente assediata città, dividevano coi soldati le privazioni ed i rischi della guerra.”

Teia e le truppe circondano il Castello. Gli assediati si riuniscono in assemblea e decidono una sortita per prendere di sorpresa il nemico. Interviene Emma che si propone come colei che andrà ad uccidere Teia nella sua tenda. Leopardo, il suo innamorato, non accetta di sottoporre Emma a tale rischio ma la ragazza insiste nel compiere l’impresa. Così i recinesi escono dalle mura per creare scompiglio e favorire Emma. Dopo aver individuato la tenda di Teia, la guerriera aspetta l’arrivo del re per ucciderlo. Purtroppo viene scoperta, imprigionata e condannata al rogo. Interviene Leopardo cercando di scendere a patti con Teia. Il patto prevede la presenza di 200 soldati goti nel territorio, 400 soldati recinesi, 2 comandanti uno per ciascuna fazione, e liberare Emma altrimenti avrebbe preso lui il suo posto sul rogo. Teia accetta i presupposti ad una condizione: che Emma e Leopardo si sposino e lui sia presente alle nozze.

Un lieto fine che dimostra la magnanimità di un re e l’eroismo di una donna intrepida e battagliera, l’opposto di un’altra donna, Nicolina Giunta, molto più arrendevole e remissiva, di cui Beccacece, si è occupato della sua storia, finita in tragedia, qualche anno fa. Nell’ultima edizione del festival Amantica la storia di Nicolina, denominata da Beccacece la Giulietta di Castelnuovo, è stata riproposta in una pièce teatrale. Visto il successo della rappresentazione, la storia della guerriera Emma può essere un buono spunto per mettere in scena un altro spettacolo.

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Nikla

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