Danilo Interlenghi a cento anni dalla nascita: il ricordo di sua figlia Luciana

Il 6 gennaio 1921 nasceva a Fermo Danilo Interlenghi, il famoso caricaturista definito il Principe della Caricatura per l’eccellente ricerca psicologica dei suoi personaggi, “cesellatore di immagini” per lo stile accurato, ma anche “Elegante Moschettiere” per l’abile uso della matita. Lo ricordiamo con la figlia Luciana, disegnatrice, poetessa, scrittrice e conduttrice radiofonica, una voce molto seguita su Radioerre con il suo famoso “Un caffè con….”

Luciana Interlenghi

Ciao Luciana, oggi il caffè lo offro io a te molto volentieri. In questo 2021 cade la ricorrenza del centenario della nascita di tuo padre Danilo, ricordato per essere stato un famoso caricaturista. Ma lui è stato molto altro. Puoi fare un breve excursus della sua vita?

Sì, infatti, è stato molto altro anche perché ha vissuto 98 anni. La sua è stata una vita intensa, colma di opportunità che ha saputo cogliere. Mio padre ha conosciuto la guerra. Fu soldato in Grecia come disegnatore cartografo ma la sua salvezza fu proprio il disegno caricaturale dei suoi commilitoni. Negli anni Trenta aveva iniziato a pubblicare i lavori sulle pagine regionali del “Giornale d’Italia”. Dopo l’8 settembre (armistizio), con il Corpo Italiano di Liberazione, inizia la sua collaborazione con il Messaggero di Roma. Tornato dalla guerra si sposa nel 1944 e, come perito chimico (aveva frequentato l’Istituto Tecnico Montani) viene assunto con un ruolo di rilievo presso la Montecatini di Milano. Ma la sua passione è il disegno e nel frattempo si diploma come privatista all’Accademia Belle Arti di Modena dove consegue l’abilitazione all’insegnamento. Si licenzia per entrare nel mondo della scuola come professore di disegno e storia dell’arte al Liceo Scientifico di Fermo. Contemporaneamente svolge anche l’attività di giornalista pubblicista e collabora con Alvaro Valentini (grande amico e mio testimone di nozze) per il Messaggero creando la redazione di Fermo. Nel 1975 si concentra sulla caricatura e vince, in quello stesso anno, la Biennale di Tolentino per poi far parte della giuria. Inizia a collaborare con le più importanti testate come Panorama, L’Espresso, Radio Corriere TV, e poi ancora il Corriere adriatico, Il Guerrin Sportivo, Autosprint, Motosprint. Per il C.O.N.I. ha illustrato l’Agenda del totocalcio. Ha fatto anche parte dell’Ente Teatrale di Fermo. Era molto conosciuto e ha ottenuto molti premi, ma ciononostante è sempre stato un uomo che non ha mai  assunto atteggiamenti di superiorità. Era uno che “non se la tirava” e spero di somigliargli per come era.

Qual è il tuo ricordo più vivo di tuo padre?

Me lo ricordo sempre con i libri davanti. Non ha mai smesso né di studiare né di disegnare. Mio padre è nato con la matita in mano. Ricordo che da piccola mentre ascoltavamo le favole narrate alla radio mi teneva sulle sue ginocchia e accompagnava la mia mano nel disegnare i personaggi delle fiabe. Me lo ricordo come fosse adesso.

Danilo Interlenghi oltre ad essere un bell’uomo era una persona dotata di competenza comunicativa. Quando fu ospite in “Pronto chi parla?” la trasmissione condotta da Giancarlo Magalli e Simona Marchini, mostrò di trovarsi perfettamente a suo agio davanti al pubblico televisivo, quasi fosse lui il “padrone di casa”. E nel Privato?

Il perno della famiglia era mia madre, una grande donna come lui stesso la considerava. Lei era la “ragioniera”, il tuttofare di casa. Diceva sempre: “Nino (così lo chiamavamo in famiglia) tu con la matita OK, ma per il resto zero”. Ovviamente i ruoli che ricopriva mio padre gli permettevano di circondarsi di belle persone. Figlio unico, la mamma affezionatissima a lui, fu attorniato sempre da donne, (zie e nipoti). Era molto sensibile al fascino femminile e se mia madre non fosse stata una donna intelligente, la famiglia non sarebbe esistita.

Una caricatura che mi ha colpito è stata quella di “Pertini e la sua metamorfosi” nella la serie delle Cartoline, una citazione del futurismo per l’uso della comunicazione postale con cui sconfinare dal mondo dell’arte ed entrare nella vita, nel quotidiano; ma soprattutto mi ha impressionato per la sua capacità di deformare il Presidente in tre originalissime visioni, quando ancora non c’era Photoshop con l’opzione “distorsione” con cui facilmente puoi alterare qualsiasi soggetto. Tu Luciana hai un’opera che preferisci in modo particolare?

Le cose a cui sono più legata sono gli schizzi che lui chiamava “appunti”. Lui prendeva appunti davanti la televisione. Gli ultimi sono quelli dedicati a Papa Francesco, poi si è fermato.

Da dove iniziava a disegnare le sue caricature?

Prima di tutto c’era un profondo studio del carattere del soggetto rappresentato. Le sue caricature sono veri e propri ritratti di grande penetrazione psicologica. Diceva, citando Leonardo, che la caricatura è superiore al ritratto perché il ritratto è “epidermico”, mentre la caricatura scava nell’interiorità e mette in luce la vera personalità del soggetto. Mio padre metteva in luce caratteristiche fisiche e intellettuali o comportamenti che rendevano la “vittima” amabile e simpatico, mai grottesco, ciononostante qualcuno non ha gradito… Comunque iniziava sempre dalla bocca perché secondo lui era l’elemento fondamentale che determina l’espressione di una persona. Oggi noi con le mascherine…si sarebbe messo a piangere!

Che cos’era per lui l’umorismo?

Innanzitutto ci teneva a sottolineare la differenza tra comicità e umorismo: la comicità tira fuori la risata “grassa”, becera; l’umorismo è sottile, ha la capacità di far emergere il ridicolo delle cose ma bonariamente. “L’umorismo – diceva – ti solletica, fa l’occhietto, è come dare un pizzicotto sul sedere dell’umanità e ricevere in cambio non uno schiaffo ma un sorriso“.

Una bellissima foto lo ritrae a scuola davanti ad una lavagna colma di disegni fatti col gesso: planimetrie, facciate, prospetti, particolari di capitelli…Una mano abile e felice in tutti i sensi (pensando al sorriso). Deve essere stato un vero privilegio essere suo allievo.

È una foto a me molto cara. Come puoi vedere è “imbrattata” di arte gotica. È stata scattata tanto tempo fa nell’aula di disegno del Liceo Scientifico dove insegnava. Nei suoi giudizi, anche fossero stati positivi, c’era sempre un “però” che serviva come esortazione a migliorare, per questo molti suoi ex alunni lo ricordano con sincero affetto.

Secondo te nella sua professione il fatto di essere marchigiano aveva un significato particolare? Quanto era legato al suo territorio?

C’è una tradizione nella nostra regione riguardo alla caricatura, basti pensare a Galantara, Mari, Virgì Bonifazi ( di cui la sua caricatura è stata usata come copertina di un catalogo), Bellesi giusto per citarne alcuni; abbiamo il Miomur, il museo internazionale dell’umorismo nell’arte di Tolentino dove sono custodite alcune sue opere. Mio padre nonostante avesse l’opportunità di viaggiare, dato il lavoro di giornalista, amava molto Fermo e la sua terra dove affondano le sue radici culturali. Non ha mai voluto lasciare la sua città, la sua famiglia, la casa. Era fermano purosangue Tra l’altro il 10 dicembre 1989 ebbe la nomina in Campidoglio di “Marchigiano dell’anno”; per l’occasione fu inaugurata una personale presso l’Hotel Universo di Roma curata da Armando Ginesi.

Ricordiamo anche le mostre organizzate qui a Recanati?

Certamente, lui era molto affezionato alla città di Recanati. La prima mostra fu inaugurata nel luglio del 1988 e la seconda nel 2002, entrambe nell’Atrio Comunale. Nella mostra del 2002 realizzò delle sagome caricaturali di personaggi famosi alte 2 metri installate nei vari angoli dell’Atrio. Fu un vero successo! Tra queste spiccava quella di Spadolini il quale fu molto contento nel vedersi “vestito” (Forattini lo disegnava sempre nudo) tanto da voler incontrare mio padre invitandolo a Roma.

Vogliamo ricordare anche che Danilo Interlenghi è stato autore di una guida di stenografia con la quale ha diffuso il metodo padre Serafino Marchionni, essendo stato un cultore della materia e uno dei migliori velocisti?

Durante l’attività di giornalista, quando ancora non c’erano registratori, smartphone o tablet, mio padre pensò bene di studiare la stenografia per svolgere al meglio la professione ed acquisire la velocità di scrittura necessaria per trascrivere interviste e conferenze. Erano gli anni ’50 e ’60 e negli istituti scolastici veniva insegnato il metodo tedesco Gabelsberger, il Cima e il Meschini. Il sistema Marchionni, un originale sistema di stenografia di motivi geometrici, grazie alla pubblicazione della guida, è adottato dagli istituti scolastici della zona di Fermo. Nel 1972, a nove anni dalla morte di Padre Serafino, una quarta edizione venne data alle stampe in formato tascabile, per essere consultata in qualsiasi momento.

Tu Luciana ora hai il compito di portare avanti il suo ricordo e hai un gran lavoro da fare per mettere in ordine anni e anni di carriera. Per celebrare la ricorrenza e rendere onore alla sua figura, è preventivata una mostra quando il momento lo permetterà?

A Fermo hanno già cominciato e sono pronti, ma il Covid non ha permesso di andare avanti. Abbiamo fatto appena in tempo ad un anno dalla sua morte, a ridosso del primo lockdown, a donare alla biblioteca “Romolo Spezioli” di Fermo novecento opere che spaziano dalla politica allo sport fino allo spettacolo. Oltre alle caricature, cartoline ma anche coppe, targhe, vari premi ricevuti e un busto realizzato da Alvaro Valentini. Ma c’è tanto lavoro da fare ancora.

Prima di salutarci, cosa diresti a tuo padre se fosse qui davanti a te in questo momento?

Ti voglio bene papi.

Vorrei concludere l’intervista con la sua definizione di caricatura: “un piacevole viaggio nell’arte del sorriso”.
E noi con il sorriso, grazie alla sua arte, continuiamo a viaggiare.

Nikla Cingolani

Foto per gentile concessione di ©LucianaInterlenghi

Danilo Interlenghi (Fermo, 6 gennaio 1921 – 2 febbraio 2019)  ha conquistato numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, senza mai perdere l’umiltà e la simpatia. Tra i numerosi premi vinti va ricordato il “Premio Mari”, quale primo classificato della ottava Biennale Internazionale dell’Umorismo nell’Arte di Tolentino (1975) cui aveva partecipato con la caricatura dell’attrice Lea Massari. Inoltre, il Premio Enit al salone internazionale dell’umorismo di Bordighera, il primo premio alla quarta e quinta mostra Internazionale del disegno umoristico sportivo di Ancona, il primo premio alla “terza rassegna umoristica Internazionale” di Siena e il premio speciale al “Cartoon 77”, rassegna mondiale della caricatura di Berlino. Ha pubblicato: “Ti vedo così”, “Ridiamo insieme”, “50 caricature per l’Informatore Piceno”. Alcune sue opere sono esposte nel “Museo Permanente della nazionale di calcio” della Figc di Coverciano. In televisione è stato ospite al programma “Pronto chi parla?” con Giancarlo Magalli e Simona Marchini. Sempre in RAI ha partecipato a “Sei Saggio Ridi” con l’intervento degli alunni del Liceo Scientifico ed è stato conduttore del gioco “Caccia al volto” per un emittente di San Benedetto. Ha avuto il grande riconoscimento alla carriera con il premio “L’Asino d’oro” a Montelupone, patria di Galantara, alias Rata Langa, ritirato dalla figlia Luciana. E poi le mostre personali a Fermo, Roma, Grottammare, Recanati. Nonostante la sua età e il dispiacere di aver perso la sua amata moglie nel 2011 le sue mani hanno sempre lavorato. Le sue opere spesso sono state oggetto di studio da parte giovani caricaturisti che venivano a trovare a Fermo il Maestro Danilo per cogliere i segreti della sua arte. Hanno espresso apprezzamenti tecnici sulle sue opere anche il grande Giorgio Forattini e Luciano Guidobaldi. Attestati di stima da Liliana De Curtis, figlia di Totò, dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini, dal Presidente del Coni Franco Carraro, da Italo Cucci, direttore di Corriere dello Sport e Guerin Sportivo e dagli artisti del Bagaglino.

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Nikla

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