Daniele Piccini a Versus con “Il rumore dell’assente”

Recanati 28 gennaio 2018 – Secondo appuntamento con Versus, la rassegna poetica di Recanati ideata e organizzata dall’associazione Lo Specchio, dove gli autori si confrontano con temi universali che indagano sul mistero del nostro essere. Anche in questo incontro, mediato da Piergiorgio Viti, un pubblico numeroso e partecipe ha salutato Daniele Piccini poeta, filologo, docente universitario e critico letterario umbro, autore di molti libri tra cui l’ultimo dal titolo “Regni”, dove l’assente prende figura e il visibile mostra il suo confine. Ed è proprio con “il rumore dell’assenza” che il poeta si è incontrato/scontrato.

L’assenza può essere più di una presenza? E’ un rumore o un suono? E come percepirlo? Per Piccini tutte le presenze, anche quelle che sembrano minime hanno dignità. Ed è la presenza ad essere misteriosa, mentre l’assenza ne acutizza il mistero. L’assenza, a differenza della mancanza, è una sospensione temporale in un paradossale istante senza tempo. Con questo senso di infinito dichiara la sua “folgorazione leopardiana” e lo sciame di suggestioni delle Ricordanze, che non lo hanno mai abbandonato.

Foto courtesy Mattia Buonaventura De Minicis

Secondo il poeta “quando dialoghiamo con gli assenti, sentiamo la loro presenza” . Quindi è all’interno di un dialogo interiore e interpersonale che si raffina il sentimento di percezione dove captare le particolari vibrazioni in una situazione limite, oltre i confini del prospettabile. Condizione questa che descrive il suo essere credente tanto da dichiarare che il Vangelo è ovunque e cita le parole di Giovanni con cui comincia il suo Vangelo “In principio era il Verbo” (Gv 1,1). “Il tema di Dio ha a che fare con la parola e quando si ha la vocazione sulla parola si fa un investimento su se stessi avendo la consapevolezza che ciò che fai riguarda il mondo”. Queste riflessioni lo indirizzano a Mario Luzi, un poeta che lui ha conosciuto e che non voleva essere definito cattolico. Da Luzi si passa a Giorgio Caproni, uno degli autori che ama di più, e di come abbia intrapreso la sua ricerca di Dio vestendo i panni del cacciatore e, al contempo, quelli del guardacaccia; da un lato è colui che vuole “sparare” a Dio, e dall’altra, in una sorta di ambivalente opposizione, vuole scrutare e impedire la caccia.

Foto courtesy Vanni Semplici

Il pubblico interviene spesso e sollecita Piccini con domande tra cui alcune classiche: a che serve la poesia? Qual è il fine? “È il significato che diamo alle parole.” Risponde in modo semplice ma esaustivo. E l’ideologia? Può congelare la poesia? Piccini non ama l’uso bellicoso dell’ideologia poiché lo ritiene un limite che non fa parlare liberamente come nel caso di Pasolini e Fortini. “No all’ideologia, sì all’idea”. La poesia non obbedisce agli schieramenti ideologici. L’ideologia è chiusa e va in una sola direzione, mentre la poesia è aperta e contraddittoria.

“La Poesia è un esercizio dell’immaginazione per ampliare i confini del mondo”.

Infine termina l’incontro recitando il suo Auto-epitaffio in cui questa volta invece di pensare all’assenza degli altri, cerca di sapere che cosa ne sarà di lui, della sua assenza e del suo rumore.

Prossimo incontro il 18 febbraio alle ore 17 nel Circolo di Lettura e Conversazione di Recanati con Bruno Galluccio vs. Il famelico Chronos.

Foto di copertina courtesy Vanni Semplici

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Nikla

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