Dalle Marche all’Europa. Il Diario di Elisabetta Bruti Liberati in viaggio per Londra (1851)

Libro scritto da Donatella Fioretti presentato in Biblioteca a Recanati il 12 aprile con l’intervento di Augusta Palombarini e Paola Magnarelli.

“Alcuni anni fa, scorrendo l’elenco dei manoscritti della Biblioteca Mozzi-Borgetti di Macerata alla ricerca di non ricordo più che cosa, mi sono imbattuta nel Diario di viaggio di Elisabetta Bruti Liberati. Non ho potuto fare a meno di dargli subito un’occhiata. Il diario, in calligrafa sottile ed elegante, ma frettolosa e talora indecifrabile, impallidita dal tempo, scritto su 523 colonne di mezza facciata per pagina, mi ha catturato con il fascino del mondo lontano che evocava. Gli ho dedicato un breve studio, concentrandomi sulla prima parte, relativa al soggiorno londinese. L’ho quindi trascritto per intero con l’intenzione di pubblicarlo, ma non l’ho fatto. Non potevo farlo senza prima tentare di rispondere ad una domanda: chi era Elisabetta? La risposta è semplice, a prima vista, ed è contenuta nel diario: era la moglie di Giambattista Bruti Liberati.”

Da queste prime righe tratte dal primo capitolo del libro di Donatella Fioretti s’intuisce immediatamente che il vero obiettivo della scrittrice non è quello di “scandagliare le origini e la vita di lei” ma tracciarne un profilo cercando di far venire alla luce pensieri e sentimenti che, come ha detto Augusta Palombarini, vanno ricercati nelle pagine che li imprigiona. “Elisabetta è abituata alla modestia a contenere le emozioni che restano rattrappite e compresse dalla sua scrittura. Elisabetta era una donna pacata, elegante, amante dell’ordine, una gentildonna tranquilla ma attratta dalla seduzione dell’altrove.” Il viaggio da Macerata a Londra durato 71 giorni, con il marito e il cognato, sarà per lei “la più bell’epoca della mia vita.”

Si può immaginare l’arrivo dei tre maceratesi davanti allo spettacolare Crystal Palace, l’innovativa ed enorme struttura in ferro e vetro originariamente progettato da Sir Joseph Paxton in soli 10 giorni, dove il Primo maggio del 1851 inaugurò La Great Exhibition, la prima EXPO internazionale. A Londra si fermeranno per 10 giorni, quattro dedicati all’expo, per procedere poi in altre città Bruxelles, Berlino, Linz, Dresda, Parigi, Praga, Vienna, Ancona. Paola Magnarelli si sofferma sul modo minuzioso di annotare quotidianamente ciò che succede. Il diario è cronaca, è la sistemazione di un ricordo attraverso la scrittura. Sono pagine che non sono state scritte nell’immediatezza del fatto ma pensando al ricordo del viaggio: “Ho pensato che il racconto di un viaggio fosse appannaggio delle donne per la conservazione della memoria famigliare. Siamo in un ambito più borghese e ottocentesco dove si richiede la capacità di narrare. Lei è la naturale mandataria del racconto nella certezza che questo diario sarà letto nelle Riunioni familiari.” Una frase chiave per la Marinelli è “non potrò mai dimenticare finché vivo il palazzo di cristallo e la reggia di Versailles.” Da donna del suo tempo è posta al centro tra la modernità e la memoria e quando parla di progresso, oltre a Crystal Palce segnala le carceri e gli ospedali. Non manca di annotare altri particolari come il trasporto dell’acqua, la pulizia, i mezzi urbani come l’omnibus. Rimane sorpresa vedendo che nelle città la donna sola non è equivoca e svolge lavori puliti come essere la cassiera di un bar o la proprietaria di una locanda. A Elisabetta sembra una cosa stranissima che una donna vestita bene sia così esposta a ricevere denaro dagli uomini. In Germania si stupisce davanti a un cesto di vimini con le ruote per portare i bambini a passeggio anche quando era freddo. La carrozzina nella Marca ancora non c’era. Visiteranno le aule dei parlamenti a Trieste, tuttavia nel diario non compaiono discorsi politici nonostante il periodo. Infine la frase di chiusura che costituisce l’essenza del Diario: “rimasti soli in famiglia abbiamo fatto una cena somigliante a un pranzo e con una compiacenza incontenibile ci siamo coricati nel nostro letto”.

N.C.

Sinossi

Diario dalla fisionomia ambivalente quello di Elisabetta Bruti Liberati. Da un lato, «scrittura di viaggio» attenta alla descrizione minuziosa di luoghi, cose, usanze, dall’altro, testo che partecipa della natura degli ego-documenti e come tale usato qui per cogliere la fisionomia e l’habitus mentale, altrimenti inafferrabile della gentildonna, che non è alla ricerca di libertà nell’altrove. Ella si muove con due uomini al fianco a fini di conoscenza e di svago e scopre un “mondo nuovo”, radicalmente diverso dal suo, e non solo per il progresso della vita materiale (l’acqua corrente nelle case, per esempio), ma per usi e costumi: l’educazione dei ragazzi in Inghilterra, il ruolo diverso delle donne nel mondo del lavoro in Francia e Inghilterra, l’attitudine al rispetto delle regole in Prussia. Così il viaggio diventa un continuo, implicito confronto tra l’ambiente della Marca e l’Europa, che rafforza in Elisabetta la percezione della propria identità come “italiana” e come donna che registra l’alterità, apprezzandola, ma, si direbbe, è appagata dall’essere la donna che è.

Note sull’autrice

Donatella Fioretti, già docente di Storia moderna presso l’Università di Macerata, muovendo da iniziali interessi per lo studio della struttura socioeconomica dell’area marchigiana, ha volto poi l’attenzione al ceto dirigente della periferia pontificia nelle sue articolazioni istituzionali e nella sua composizione sociale. Un altro filone delle sue ricerche concerne la storia della cultura in un’accezione comprensiva sia dell’evoluzione dell’alfabetizzazione e della scolarità nell’800 e nel primo ‘900, sia della circolazione delle idee nei ceti nobiliari pontifici del ‘700. Il presente volume rientra negli interessi, maturati da tempo, per varie forme di “scritture dell’io” (lettere, diari, ecc.). In questo settore ha pubblicato nel 2003 Una gentildonna romana nella bufera della rivoluzione. Lettere di Erminia Alborghetti alla figlia (1848-1849) e sta curando l’edizione del diario spirituale del medico Boccanera e della sua corrispondenza con il figlio.

 

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