“COME NON FARE CULTURA”, nota di Giancarlo Cintoli

A proposito della mostra “Claudio Cintoli e Mia Martini”, in qualità di fratello di Claudio e decano tra suoi eredi, non posso non far presente il mio dissenso per come è stata progettata e realizzata l’iniziativa  di cui ho saputo casualmente prima attraverso un manifesto apparso a Porto Recanati e, successivamente, dall’intervista rilasciata dall’assessore alla cultura della città, signora Angelica Sabbatini, al direttore di Radio erre il giorno 8 luglio.

Per quel manifesto avevo già espresso il mio rammarico all’organizzatore dell’evento Antonio Perticarini responsabile di Spazio Cultura che non aveva avuto la sensibilità di consultare gli eredi dell’artista, unici depositari per legge della sua memoria e della sua immagine.

Quando poi ho sentito l’assessore, il mio stupore (eufemismo!) è raddoppiato. Le ragioni sono molteplici: dalla suddetta mancata comunicazione degli organizzatori alla famiglia contravvenendo a qualsiasi elementare norma di buona creanza e, fatto ancor più grave, di legge, all’invito mai ricevuto salvo un accenno, ormai a cose fatte, dell’assessore nella sua intervista che, bontà sua, ha espresso gradimento della nostra presenza alla manifestazione stessa.

Alcune opere di Claudio, per altro coperte da copyright, pubblicate sul manifesto senza alcun consenso della famiglia, sono oltretutto assolutamente incoerenti con la fase artistica di Claudio a cui gli organizzatori si vorrebbero riferire.
Se gli organizzatori e patrocinanti ci avessero consultato, sicuramente l’evento ne avrebbe guadagnato per l’apporto determinante di opere, consigli, studi e quant’altro la famiglia stessa avrebbe potuto fornire.

Sono sconcertato e avvilito dal pressapochismo e dalla presunzione degli organizzatori che, tra l’altro, fanno confusione persino nel comunicato apparso su Picchio News ed altre testate, del 10 luglio dove non si parla più di Claudio Cintoli come autore del murale del Piper, anni ’64-‘65, bensì di quello dallo stesso realizzato nella Curia Generalizia della Compagnia di Gesù a Roma anni ’69-’70: insomma un pasticcio di opere e periodi artistici diversi che non può che lasciare interdetto il pubblico interessato.

In conclusione, mi sembra di poter affermare che l’accaduto rappresenti plasticamente l’immagine del potere cui tutto è permesso in barba alle leggi e alle più elementari norme del vivere civile e di educazione.

Giancarlo Cintoli

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Nikla

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