Colle dell’Infinito, la nuova segnalazione di Sergio Beccacece

Recanati | “Non voglio fare polemica ma solo segnalare l’incuria di un luogo importante per la città e frequentato da molti turisti”. Il dott. Sergio Beccacece, responsabile del corso UNIPER “Storie e Personaggi recanatesi”, interviene per sollecitare la doverosa manutenzione del Sacello Leopardiano situato vicino al Centro Nazionale Studi Leopardiani ora in ristrutturazione grazie al FAI. Ed è soprattutto proprio a questi, che il dottore si rivolge lanciando il suo appello e ampliandolo al Centro Mondiale della Poesia e alle autorità cittadine.

Intorno al Sacello l’erba è cresciuta e così anche una certa vegetazione invasiva che si propaga verso il viale. Poco di fronte vi è una una panchina transennata posta su un punto in cui si è verificato un cedimento del terreno provocando una piccola voragine. Anche lungo il viale d’ingresso che dalla nazionale porta al CNSL, c’è l’erba alta e foglie secche “Basterebbe un rastrello per toglierle! Tutto ciò non rende giusta dignità a una delle zone “sacre” in virtù della memoria letteraria che esso rappresenta.” Esclama il dottore.

Il Sacello è la ricomposizione simbolica di elementi lapidei dell’antico Sacello Leopardiano, un tempo presente nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta di Napoli, trasferiti a Recanati nel 1937, in occasione della definitiva sepoltura del poeta nel Parco Virgiliano. Nel 1998, in occasione del bicentenario della nascita del Poeta, l’opera è stata realizzata e concepita in chiave simbolica per volontà dell’on. Franco Foschi, allora direttore del centro. Nel 2015 il Lions Club di Recanati “Colle dell’Infinito” hanno sostenuto l’intervento al recupero del Sacello con ripulitura e reintegrazione dell’acqua, elemento fondamentale che da troppo tempo mancava.

Gli Archi della struttura muraria e la mancata risposta della Soprintendenza

Beccacece sposta poi l’argomento sugli archi della struttura muraria che inizia dal viale adiacente al CNSL e prosegue per tutto il Colle. Ricorda l’appello di svolgere un’indagine con delle sonde per capire cosa potrebbero nascondere (leggi l’articolo correlato), lanciato lo scorso anno insieme all’architetto Claudio Agostinelli, sulla base del primo arco visibile all’uscita del Centro studi che, rispetto all’Orto delle Suore, ha un livello molto inferiore e non ha continuità; rimane soltanto segnato l’aspetto murario ma non ha la sua naturale composizione come gli altri. Proprio per questo motivo, secondo loro, le due quote sono importanti da indagare.

E’ stato richiesto l’intervento della Soprintendenza delle Belle Arti tramite lettera firmata da entrambi e indirizzata all’allora direttore Carlo Birrozzi, con l’invito di “un incontro in loco – come si legge nel testo – in seguito al quale la S.V. potrà valutare, se lo riterrà opportuno, se procedere a rilevamenti e saggi conoscitivi, anche parziali, indispensabili per la conoscenza in particolare del significato di questi suggestivi archi, ora silenziosi, enigmatici, e non studiati da alcuno, che fanno parte a pieno diritto del “luogo leopardiano” per eccellenza.” Non è mai arrivata risposta.

Eppure nella lettera si parla del libro di Franco Foschi “Memorie del monastero di Santo Stefano di Recanati, Ricordi e luoghi leopardiani”, dove si trova una citazione sul libro di memorie di Camilla Lazzarini, proveniente dalla biblioteca privata dei Conti Leopardi, scritto nel 1609 dopo aver usufruito dei “documenti del monastero e quelli conservati nell’illustrissimo Palazzo Comunale di Recanati”. La Lazzarini era una suora entrata in convento nel 1570, trentacinque anni dopo l’apertura avvenuta nel 1535, e ha avuto la fortuna di conoscere le prime quattro suore entrate in questo monastero. In un passo scrive che fu nominato un eccellente architetto, Mastro Simone di Recanati, per costruire la nuova chiesa spostata di “due picche più avanti” rispetto a quella vecchia per lasciare un grande spazio circondato da logge, mentre in un’altra zona fu realizzato un orto.

Beccacece conclude manifestando il proprio disappunto per i nuovi lavori nell’area dell’Ex Grottino all’ingresso del Colle: “Questo non è più il Monte Tabor che Giacomo Leopardi frequentava ma è diventato un falso storico iniziato con le modifiche volute dal Gonfaloniere Carradori nel 1846, con la realizzazione del lungo viale alberato, quando erano ancora in vita il conte Monaldo Leopardi, padre del Poeta, e la sorella Paolina.” Una posizione che all’epoca nemmeno i familiari più stretti hanno contestato.

Nikla Cingolani

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