Chagall e i legami con gli illustri recanatesi

La mostra  “Marc Chagall “Le favole ed altre storie” a Villa Colloredo Mels di Recanati è un viaggio attraverso le opere di uno dei più grandi artisti del secolo scorso “camminando a grandi passi”, come il suo nome russo Mark Zacharovič Šagal significa, per entrare a passi da gigante nell’intimo mondo dell’artista.

La mostra recanatese “Marc Chagall “Le favole ed altre storie” con le venti acqueforti che illustrano le favole di La Fontaine e le due opere “Re David suona la cetra” e “Musicien et danseuse”, provenienti da una collazione privata, conferma il rapporto di collaborazione sempre più efficace tra Sistema Museo e il Comune di Recanati con proposte legate profondamente alla città e i suoi figli illustri.

Ho immaginato Chagall curvo sui libri della sinagoga e non ho potuto non pensare a Leopardi” ha affermato durante l’inaugurazione il curatore Andrea Pontaldi.

In Chagall ritroviamo la forza visionaria e poetica di Giacomo Leopardi, l’arte sublime e l’intensa spiritualità di Lorenzo Lotto, il rapporto con la musica di Beniamino Gigli. Tuttavia c’è un altro legame recanatese più sottile, e non affrontato, che si può trovare nell’origine ebraica dell’artista. Recanati nel Medioevo fu abitata da un’importante comunità ebraica con personaggi di alto profilo culturale come il rabbino Menahem, uno dei maggiori esponenti della Qabbalah, la componente che in Chagall risale fino alla tradizione orale e permane nelle sue tele con elementi simbolici. Molto spesso si tende a racchiudere la poetica di Chagall in un mondo innocente e fanciullesco con i suoi colori vivaci e personaggi che rimangono sospesi in volo. Anche se questi componenti rendono la sua arte gioiosa, la sua poetica è in realtà più profonda. I soggetti dipinti dall’artista ebreo-russo affondano le loro radici nella cultura chassidica, fortemente presente tra la popolazione ebraica che viveva nei piccoli paesini della Russia come Vitebsk dove il pittore nacque nel 1887.

I tormenti della maledizione dell’Ebreo errante lo perseguiteranno costringendolo spesso a fuggire attraverso l’Europa e, alla fine, anche dal suo paese d’origine rafforzando la nostalgia che il pittore provò nei periodi trascorsi lontano dal piccolo paese russo, spesso raffigurato nelle tele, diventato simbolo della sua cultura. Per dirla con le parole del sociologo Benedict Friedlaender: “Gli ebrei per via della loro situazione particolare prima degli altri hanno percepito le grandi tendenze e i cambiamenti del secolo”. Tra questi, non soltanto le rivendicazioni etniche, ma anche il loro contrario. Dice MichaelWalzer, il filosofo americano della politica: “Gli stili culturali e intellettuali oggi sono transnazionali. Ci si sposta da Amsterdam a New York, da Parigi a Roma, con la stessa facilità con cui un ebreo nel medioevo si spostava da una comunità in Polonia a un’altra in Francia”. George Steiner, il grande critico letterario, ha scritto moltissimo su coloro che sono privi di radici: “Li chiamavano Luftmenschen (uomini sospesi in aria)”.  Il nazismo parlava in modo derisorio di “luftmenschen”, l’ebreo come una “creatura dell’aria” che non ha casa né radici. Chagall è il pittore del moto perpetuo, i suoi personaggi sono sempre in marcia, corrono, volteggiano, danzano, sospesi nell’aria, come liberati dalla forza di gravità. E non solo gli uomini e gli animali, ma anche gli alberi e le case, quasi fossero sospinti da un soffio invisibile. Come ha affermato Pontaldi, “nelle illustrazioni per le favole di La Fontaine Chagall non è interessato all’aspetto morale delle favole ma all’aspetto fantastico”. Uomini e animali si amalgamano, trasfigurati, ed entrano a far parte della sua totale esplosione lirica. Mentre l’aspetto spirituale viene affrontato soprattutto con l’opera “Re David suona la cetra” di ispirazione biblica perché Chagall considerava la Bibbia “la fonte poetica più grande di tutti i tempi”.

La mostra di Recanati merita una visita attenta sia per il nucleo di opere esibite in un accurato allestimento dove spicca la figura di un asinello calciante (o volante?) disegnato con le lettere che compongono il cognome dell’artista, sia per il forte aspetto visionario e surreale della realtà, proiettato verso il sogno che irrompe nell’esistenza e si espande nella mente e nel ricordo. E’ un viaggio attraverso le opere di uno dei più grandi artisti del secolo scorso “camminando a grandi passi”, come il suo nome russo Mark Zacharovič Šagal significa, per entrare a passi da gigante nell’intimo mondo dell’artista.

Nikla Cingolani

Intervista al curatore Andrea Pontaldi prima dell’inaugurazione

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