Castelnuovo “la bella addormentata” ha bisogno di risvegliarsi

C’era una volta un rione dotato di una bellezza indiscutibile. La sua lunga storia, la più antica di Recanati, narra le vicende di un passato che spesso si confonde con la leggenda. I suoi abitanti con le loro botteghe artigiane, negozi, e attività ricreative, lo rendevano unico. Li distinguevano l’esuberanza, la cura, il coinvolgimento e l’orgoglio verso il loro quartiere, uno dei più importanti di tutto il borgo. Con il tempo  l’Istituto musicale nell’Ex Clarisse (sede dell’ex mobilificio Maggini) e l’asilo Carancini sono stati chiousi e  sono trasferiti altrove, i loro edifici abbandonati e caduti nel totale abbandono. La maggior parte delle attività commerciali, una dopo l’altra, hanno serrato le loro vetrine e lentamente il quartiere è diventato un’appendice marginale che stava perdendo la propria linfa vitale. Dopo il sisma del 2016 anche la bellissima Chiesa romanica con il pregiatissimo portale appena restaurato, ha visto chiudere i battenti. Un duro colpo per gli abitanti che, alcuni pur non frequentandola, trovavano in essa l’ultimo punto di riferimento rimasto. Quel fuoco interiore che alimenta l’anima del rione sembra essere spento, ma solo in apparenza perché sotto la cenere c’è ancora della brace ardente. Una volta l’anno, infatti, con il folk festival Amantica si riattiva la scintilla e, per un paio di giorni, si assiste ad un risveglio generale che riporta l’atmosfera vivace dei vecchi tempi, per poi sprofondare in un sonno profondo. Non può certo essere Amantica tutti i giorni, ma una parte di quello spirito dovrebbe rimanere continuamente vivo per allontanare quel senso di isolamento sempre in agguato e quel torpore che paralizza. Come La Bella Addormentata, anche Castelnuovo aspetta di essere baciata da qualche prode cavaliere che scopra la sua bellezza e s’innamori dei suoi tesori.

Uno di questi è senza dubbio il Complesso Ex Clarisse, un caso…complesso da risolvere. L’edificio rappresenta un patrimonio storico e identitario di Recanati, un vero tesoro dimenticato, che s’inserisce nelle questioni di degrado urbano. Per la sua notevole altezza è parte integrante del panorama leopardiano, decantato da tutti come il panorama dell’infinito, ma proprio per il suo stato di decadimento, è una nota dolente in una delle vedute più attraenti di Recanati. Questo edificio piuttosto malconcio si presenta ai nostri occhi come un fantasma ben visibile, che affligge e sconcerta, perché mentre lo guardiamo nel suo degrado,  è come guardare noi stessi e sembra che ci dica:

“ecco, io sono te.”

Se questa è la nostra identità storica e culturale, e quindi l’insieme dei riferimenti per il quale una persona o un gruppo si definisce, si mostra e desidera di essere riconosciuto, ciò che si vede spaventa non solo per l’immagine spettrale ma per il pericolo di chi vive vicino al complesso a causa dei frequenti crolli di laterizi e calcinacci.

Per questo motivo e per ridare un’immagine degna alla città, è stata presentata la proposta condivisa con il nuovo Comitato di Quartiere Castelnuovo, per la riqualificazione e il riuso del Complesso Ex Clarisse, protocollata il 17 febbraio all’IRCER, proprietario dello stabile. Mentre rimane aperta la problematica dell’Asilo Carancini, sempre di proprietà IRCER. Un passo alla volta.

Costruire un rudere

L’idea nasce dopo il sopralluogo effettuato dal Comitato di Quartiere con l’Architetto Maurizio Paduano quando, arrivato sul luogo esclamò “Questo è un bellissimo esempio di archeologia industriale”. Da qui la provocazione di presentare un’idea, tra l’altro già molto sfruttata in altri paesi,  per non far cadere nell’oblio una ricchezza che, a tutti gli effetti, è patrimonio culturale dell’intero paese. In riferimento ci sono esempi famosissimi e stupendi da citare come la suggestiva abbazia San Galgano, il cui tetto è il cielo; l’Arsenale repubblicano di Pisa, un rudere del 1200 trasformato a Polo culturale; due esempi eccezionali di recupero in Spagna: il Convento San Francesco a Santpedor riconvertito a centro polifunzionale con auditorium, e le Scuole di San Fernando a Madrid con aule universitarie e biblioteca dove l’antica chiesa è stata lasciata come rudere; la fornace di Moie  in provincia di Ancona, con spazi disponibili a biblioteca/mediateca, centro di aggregazione sociale, caffè letterario. Per non parlare di altre zone di archeologia industriale riconvertite a polo culturale come la Bicocca a Milano, Le Officine Grandi Riparazioni a Torino, la ex Centrale Termoelettrica Montemartini a Roma, oggi sede museale all’interno del Polo Espositivo dei Musei Capitolini, dove integra mirabilmente archeologia industriale e arte classica;  il MUDEC – Museo delle Culture di Milano, un nuovo polo multidisciplinare dedicato alle diverse testimonianze e culture del mondo che nasce da un’operazione di recupero di archeologia industriale nell’area dell’ex fabbrica Ansaldo in zona Tortona;  il Macello Pubblico di Bologna diventato sede della Cineteca Comunale dopo un intervento di recupero terminato nel 2001 (A Recanati il vecchio Mattatoio è stato demolito per far sorgere un supermercato!); la fornace di Agropoli in provincia di Salerno e il Fabbricone di Prato ora museo del tessuto. Terminiamo in grande con il recupero dell’area industriale del bacino della Ruhr, in Germania, con l’ eccezionale lavoro che è stato prodotto nel giro di dieci anni, trasformando un luogo inaccessibile in un gigantesco parco della cultura, nel quale in molti casi l’archeologia industriale è stata riusata per trasformare grandi aziende dismesse, in luoghi di aggregazione e di scambi culturali. Teatri, musei, alberghi, arene per migliaia di spettatori. Da sottolineare che gli investimenti sono tutti privati, a meno di una quota relativamente modesta elargita dallo Stato.

Certo, l’idea è distante dalla missione socio-sanitaria dell’IRCER, ma un progetto idoneo si può sempre pensare. Come è già stato detto questa è solo uno stimolo a procedere verso un cambio d’atteggiamento più sensibile alle questioni di incuria di un bene privato che ha un impatto pubblico.

L’obiettivo è creare un dibattito sul “degrado” accompagnato dal concetto di “decoro”, spot molto politicizzato, che muova la sensibilità di chi ha il potere per cambiare le cose e far rivivere un luogo dall’alto valore identirario. L’incontro dal titolo “Non ti scordar di me” si terrà prossimamente (data da destinarsi) a Castelnuovo nel Circolo B. Gigli con l’ingegnere Aurora Foglia che ha presentato una tesi sul complesso ex clarisse,  Valentina Cerantola laureanda in Architettura autrice della video-presentazione, e il dott. Sergio Beccacece, ex presidente IRCER, il quale spera che nelle prossime elezioni amministrative i gruppi politici prendano in considerazione l’ipotesi di inserire la ristrutturazione dell’edificio come un punto essenziale del proprio programma. (per ascoltare clicca  qui)

Sarà una conferenza/appello per sensibilizzare la popolazione, gli amministratori, i politici e portatori d’interesse, sulla necessità di recuperare al più presto il patrimonio architettonico dell’Ex Clarisse affinché non si perda per sempre un’eredità culturale unica nel suo genere. Tutti sono invitati a partecipare.

Nikla Cingolani

 Esempi di riqualificazione sopra citati:

   

L’Arsenale Di Pisa

 

  

Ex Fornace di Moie (AN)

 

 

Abazzia San Galgano (SI)

 

  

Scuole di San Fernando a Madrid

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Nikla

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