Caramelle

Immagine in copertina: Egon Schiele, Autoritratto nudo, 1916.

CARAMELLE
di Jessica Vesprini

Esiste una contemplazione invisibile
un pretesto inventato forse,
un momento di luce dove le delusioni
sono apparentemente riconciliabili.
Può nascere dalla lentezza
della digestione di un ricordo.
o da quei momenti in cui mi racconti
che per il piacere ti bastava farti male.
Oppure dopo aver scoperto
che l’amore è una vocazione oscura, e
hai provato a imparare che non serviva,
che il sangue bolle comunque,
ché i nervi si tendono anche solo per curiosità,
non serve una maturità esistenziale.
O capita nell’aprire una finestra
e illuminare un letto sfatto, e
ogni corpo è una maschera fuggente,
ripiegata su sé stessa che si lascia consumare.
Ma è quando hai l’aria di chi entra
in un negozio di caramelle,
che il tuo sorriso è la tua
perversione più innocente
e la voglia, la fame più morbosa.
Che poi dove vanno a finire
Le cartine colorate?
I capelli che cadono?
Chissà se fanno la stessa fine dei sogni.

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Nikla

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