Aspettando “Pagliacci”, un successo

Recanati | L’incontro, organizzato dal Gigli Opera Festival di Recanati come anticipazione dell’opera “Pagliacci” che andrà in scena il 9 febbraio al Teatro Persiani, ha visto un folto pubblico riempire la sala delle conferenze della Biblioteca Comunale. All’incontro hanno partecipato il M° Riccardo Serenelli, direttore del GOF, di Villa Incanto e dell’Accademia di Canto Beniamino Gigli, un progetto della Civica Scuola di Recanati; la Dott.ssa Margherita Carlini, psicologa e criminologa, responsabile dello sportello antiviolenza e antistalking di Recanati; la giornalista Nikla Cingolani, coordinatrice dell’incontro. Dopo il saluto dell’assessora alle culture Rita Soccio, le note di Ruggero Leoncavallo hanno dato inizio alla conferenza proposta per approfondire alcune tematiche contenute nell’opera “Pagliacci”, molto vicine alle attuali vicende di cronaca tanto che l’opera può essere assunta come manifesto di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne.

Il compositore Ruggero Leoncavallo si è ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto in Calabria tra il 1865 e il 1870 e l’opera prende corpo attraverso una serie di eventi che culminano in un femminicidio. Pagliacci, quintessenza della musica verista è un continuo rimando tra la vita vera e il teatro. In genere le opere di verismo non si concentravano su divinità, figure mitologiche o re e regine, ma sull’uomo e la donna contemporanei comuni e sui loro problemi, generalmente di natura sessuale, romantica o violenta, scatenando i sentimenti di amore, tradimento, vendetta e l’ossessione, più che mai attuale, del possesso spinta fino all’eccesso.

Pagliacci si ispira ad un omicidio realmente accaduto in Calabria, a Montalto Uffugo” ha raccontato Riccardo Serenelli “l’episodio avvenne quando Leoncavallo era bambino e il padre della futuro compositore nonché magistrato che seguì la causa, condannò l’assassino. Il delitto nell’opera è commesso a causa del tradimento di Nedda, la moglie di Canio, il protagonista. Nell’episodio reale non è stata uccisa una donna, ma Leoncavallo sceglie questo finale perchè in questo periodo il gusto del pubblico si orienta verso storie d’amore e di tradimenti.

Ed ecco la voce di Beniamino Gigli riempire la sala con la romanza più famosa dell’opera “Ridi pagliaccio” ed è impossibile non commuoversi. Merita una riflessione come la musica stimoli la nostra capacità empatica fino a spingerci a comprendere le emozioni degli altri, quasi a condividere il loro carico emozionale. Infatti, uno dei pregi dell’opera sta nell’ambivalenza tra realtà e finzione creato dall’espediente del teatro nel teatro, dove non solo i personaggi dell’opera, ma anche il pubblico-spettatore viene catturato nell’ambiguità del suo “doppio” che è il pubblico-coro sul palco.

Questa empatia funziona solo a teatro mentre nella realtà, tra vittima e carnefice, non può esistere. Margherita Carlini spiega perfettamente la situazione e la psicologia dei personaggi: Nedda la vittima, stereotipo della traditrice, si deve difendere da un uomo maltrattante come Canio e dai soprusi di Tonio, lo stalker innamorato non corrisposto e origine della sua uccisione. “Canio chiede a se stesso: “Sei tu forse un uom? Tu se’ pagliaccio” e in questa frase c’è l’incertezza di incarnare lo stereotipo dell’uomo con una delle antiche qualità virili come l’onore.

Infine Nikla Cingolani ha chiarito come usare una corretta informazione per contrastare la violenza sulle donne, come chiede la Convenzione di Istanbul: “Se il femminicidio è un problema culturale, per un vero cambiamento, dobbiamo iniziare dal linguaggio.” Secondo il “Manifesto di Venezia” bisogna rispettare la deontologia, no al sensazionalismo, a cronache morbose, a divulgare i dettagli della violenza, no all’uso di termini fuorvianti come “tragedia”, “raptus”, “gelosia” per crimini dettati dalla volontà di possesso e annientamento, ma soprattutto evitare di raccontare il femminicidio sempre dal punto di vista del colpevole, partendo invece da chi subisce la violenza, nel rispetto della sua persona.

Infine la performance del baritono Jorge Tello Rodriguez che ha cantato il “Prologo”,vero e proprio manifesto della corrente verista.

L’incontro è sato promosso dall’UNIPER (Università d’Istruzione permanente “Don Giovanni Simonetti” e dal Comune di Recanati Assessorato alle Culture.

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Nikla

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