Aperte al pubblico le stanze private di Giacomo Leopardi

Da domani chi visita Casa Leopardi può accedere alle stanze private di Giacomo grazie al nuovo percorso dal nome “Ove abitai fanciullo” in omaggio a uno dei celebri versi della poesia “Le Ricordanze”, composto qui a Recanati nel 1829. Doveva essere inaugurato il 21 marzo, giornata mondiale della poesia, ma per l’emergenza Covid 19 è stato rinviato ad oggi. Per l’apertura ufficiale erano presenti il presidente della regione Luca Ceriscioli, il sindaco di Recanati Antonio Bravi, l’assessora alle culture Rita Soccio, il rettore dell’Università di Macerata Francesco Adornato, il prefetto di Macerata Iolanda Rolli, il questore Antonio Pignataro, il presidente del Consiglio regionale Antonio Mastrovincenzo, il vescovo Nazzareno Marconi.

Nel suo breve ed essenziale discorso, in cima allo splendido scalone, Olimpia Leopardi ha rivelato una certa emozione nel vedere realizzato un progetto iniziato tempo fa e condiviso con il padre, il conte Vanni Leopardi, scomparso lo scorso 4 novembre. Il restauro, conclusosi nel gennaio 2020, ha permesso di riscoprire le originali decorazioni pittoriche delle stanze.

Per Ceriscioli l’apertura delle stanze è un regalo e un segnale forte di ripartenza, così come per il sindaco Bravi che ha lodato la famiglia Leopardi per aver dimostrato “di avere coraggio e unità d’intenti e questo aiuta a ottenere grandi risultati, con la speranza che la diffusione della conoscenza di Leopardi possa crescere ancora di più in Italia e nel mondo”. Il vescovo Marconi ha invitato ad entrare nelle stanze come ospiti e non come visitatori perché più che un museo “questa è l’immagine di una famiglia che ci accoglie nella propria intimità.”

Dopo il taglio del nastro, nel punto più alto del settecentesco scalone d’ingresso, si è percorso il salone azzurro con i dipinti degli antenati. Stupendo il ritratto della bisnonna di Olimpia nel suo vestito bianco, ritratta di spalle mentre si volta verso lo spettatore con un atteggiamento di romantica sensualità. Nella successiva Galleria, tra i vari dipinti, a destra spicca il baldacchino dorato con colonne tortili dove al centro è posto il bellissimo ritratto di Barbara Moroni, la prima moglie di Bernardino Leopardi, dipinto dall’artista fiammingo Ernst Van Schayck. Si attraversa il giardino e, dopo aver percorso un corridoio ad arco e salita una piccola scala a chiocciola, si arriva su un cortile e da qui alle “brecce”, così venivano chiamate le stanze che il conte Monaldo fece costruire fra i due giardini, di ponente e di levante, per lasciare ai figli ormai adolescenti indipendenza e intimità.  

E sembra quasi di vederlo Giacomo nel delizioso salottino mentre gioca a scacchi con il fratello; oppure nella sua camera da letto seduto di notte al piccolo tavolo mentre intinge la penna nel calamaio e, al lume di candela, scrivere le poesie; oppure scrivere i suoi pensieri sui foglietti, le famose “carte” che formeranno lo Zibaldone, e conservarli nei cassetti del comò; o ancora guardare fuori dalla finestra le rose del giardino baciate dal chiarore della sua “diletta luna” e lasciarsi ispirare dal suo splendore.

Tra tanta bellezza è quasi impossibile pensare a Leopardi come una persona infelice ma, essendo un enfant prodige e dotato di estrema sensibilità e di un’intelligenza straordinariamente viva e penetrante, Recanati di primo Ottocento non era un luogo aperto ai fermenti innovativi della civiltà moderna. Tuttavia Leopardi nello Zibaldone parla di felicità e scrive: “Questo stato divino l’ho provato io di sedici e diciassette anni per alcuni mesi ad intervalli”.

Nikla Cingolani

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