Antropologia della fragilità, personale di Silvia Fiorentino fino al 29 novembre al Museo Nori De’ Nobili

“Antropologia della fragilità” propone al pubblico la ricerca artistica di Silvia Fiorentino concentrata sull’essere umano, la sua natura e il suo posto nel cosmo. La mostra si sviluppa in tre percorsi. “Universo femminile”, titolo della prima stanza, è una sorta di ricostruzione di un mondo popolato da sottili figure ancestrali plasmate nell’argilla circondate da grandi carte dipinte, dove le masse dei corpi, definite dalla linea di contorno, si dissolvono nell’infinito del  colore. Sono immagini pulsanti, inglobate in un liquido vitale che emana energia. All’artista non interessa il volume ma il valore di ogni essere femminile, rappresentato vicino a figure simboliche di animali per proteggerle dalla loro fragilità. Gli stessi colori delle carte li ritroviamo nei bellissimi “moduli astrattivi” in ceramica raku, quasi fossero strumenti di coinvolgimento dove hanno origine le emozioni.

Nella seconda stanza dal titolo “Poesia” la parola si amalgama con le pagine di ceramica creando quel quid non definibile e misterioso, come le parole segrete scritte in bianco nel bianco della materia. Come scrive la curatrice Simona Zava nel testo critico: “Le ceramiche si fanno impronte di vissuto antico e recente insieme, forme dense di una memoria arcaica, fragili nella loro preziosità. Così il linguaggio diventa muto, segreto, ma solo in apparenza, perche le opere trasmettono a chi le osserva la poesia e l’amore di chi le ha create.

Chiude il percorso il tema “Scarti Umani”, figure realizzate su grandi carte e disegni che raccontano il tema della diversità. Iniziate all’inizio della pandemia ritraggono personaggi emarginati, frustrati o che non rientrano nei cliché di bellezza. Nel mezzo della sala sette sculture affrontano il tema del vuoto e la sua fondamentale presenza, percepita nelle forme arcaiche di bozzoli abbandonati da probabili mutanti, appartenenti ad un futuro prossimo.

L’esposizione si presenta come un’indagine sociale svolta per mezzo di un intenso e approfondito lavoro di ricerca e conoscenza. Dal punto di vista antropologico si manifesta l’habitus di Silvia Fiorentino avvertito come unità di misura delle proprie relazioni tra corpo-linguaggio e, secondo il concetto del sociologo Pierre Bourdieu, strumento capace di collegare il passato al futuro, il singolo al collettivo e al processo di accumulazione di esperienze di vita quotidiana che orienta gli individui sia nel presente che nella stessa organizzazione delle pratiche future.

-Nikla Cingolani

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