Altre segnalazioni da Sergio Beccacece

Da Piazza Andrea da Recanati a “Via della Vergogna” con tappa all’ex casa di Riposo Ester Gigli, alle mura di Via Badaloni e Porta Pesa.

Più che una conferenza all’aperto, si è trattato di un mini “denunciaTOUR” quello organizzato dal dott. Sergio Beccacece mercoledì 30 agosto per la stampa locale. L’osservatorio recanatese’, così si era definito qualche tempo fa (leggi l’articolo), ha evidenziato un tratto specifico della città dove ha posto all’attenzione della stampa locale alcune “smemoratezze” da parte degli amministratori locali e Asur. Ciò che reclama è la mancanza di una visione d’insieme per valorizzare al meglio i luoghi legati a Leopardi e a Gigli e potenziare le possibilità turistiche della città, rivalutando alcune zone e mettendone altre in sicurezza.

S’inizia dallo spiazzo davanti all’ex Ospedale, a pochi metri dalla casa di Giacomo Leopardi, dove la targa segnaletica “Piazzale Andrea da Recanati” è totalmente illeggibile. Eppure fu un illustre medico e filosofo del 1300, che offrì un lascito di 100 scudi a 4 studenti di Osimo che si fossero iscritti all’Università di Padova [1]. Sarà per questo motivo che il suo nome è stato dimenticato? Sarà una postuma vendetta recanatese?” ironizza Beccacece.

Si passa nella zona ospedaliera, di fianco alla chiesa di Sant’Alessandro, dove si trova l’edificio intitolato ad Ester Gigli, l’amatissima mamma del tenore, ex casa di riposo inaugurata nel 1940 da Beniamino che nel 1938 donò 300.000 lire all’E.C.A. (l’Ente amministratore di allora delle case di riposo) destinate alla costruzione [2]. “Nel 1880 la casa di riposo, prima di essere collocata qui, si trovava vicino al pozzo di San Maroto dove c’erano i locali degli esposti con la ruota delle suore per i bambini abbandonati. Questo è un luogo gigliano a tutti gli effetti, come dimostrano i simboli sul prospetto: il giglio per il cognome, la lira per la musica e il grano per l’amore che il tenore aveva verso la campagna. Fu costruito dall’Architetto Amos Luchetti Gentiloni, un parente dell’attuale presidente del Consiglio?”

Purtroppo questo edificio così rappresentativo è lasciato all’incuria e Beccacece chiede l’intervento di Pierluca Trucchia sia in veste di perito tecnico per descrivere lo stato della palazzina (sono visibili pezzi d’intonaco staccato, muffe, scritta illeggibile), sia come presidente dell’Associazione B. Gigli per sollecitare il riordino dello stabile. Ma c’è di più. Nella chiesa del convento delle Cappuccine, oggi ingresso dell’ex ospedale, era sepolta Virginia Mosca la nonna di Leopardi. “Non si sa dove siano finiti i suoi resti, ma sepolte in questo luogo c’erano altre signore parenti dei Leopardi.”

Proseguendo verso viale Badaloni, scendendo per Porta Monte Morello, i pali dei due lampioni installati nel 1898 – anno del primo centenario leopardiano – ad inaugurare l’illuminazione pubblica a Recanati, rischiano di passare inosservati.

Arrivati in via Badaloni, Beccacece fa notare il restauro delle mura urbane sopra le quali sorgono alcuni fabbricati e poco più avanti la balaustra con gazebo in alluminio, una struttura discutibile, secondo lui, dal punto di vista estetico. A destare apprensione è l’ultimo tratto delle mura, con evidenti crepe e mattoni che si sfaldano, soprattutto in un punto di congiunzione tra due parti in cui è visibile una preoccupante perdita di sostanza. Anche la cordonatura ha perso il paramento esterno. Il dottore si chiede come mai la ristrutturazione delle mura arriva fino ad un certo punto e non sia stata eseguita nella totalità. Dopo la transennatura posta l’inverno scorso per la caduta di alcune parti, testimoniata anche da un residente, e appurato che le condizioni attuali urgono una manutenzione, si auspica un pronto intervento per evitare spiacevoli incidenti.

Ci s’incammina fino a Porta Pesa, dove una volta vi erano delle pese pubbliche, soprattutto per il grano, le farine e per i prodotti dell’agricoltura. C’era anche un mulino poco distante alla porta. “E’ curioso” dice Beccacece “Oggi il mulino è stato sostituito da un fornaio”.

Si sale poi nella via dietro Palazzo Antici, in Via dei Cappuccini denominata “Via della Vergogna” da Alberto Latini, un residente arrabbiato dopo aver segnalato più volte all’Amministrazione la spiacevole situazione del selciato davanti alla sua casa. Non si spiega come mai dopo 2 km di ristrutturazione del selciato del centro storico, abbiano tagliato gli ultimi 15 metri, corrispondenti alla propria abitazione. Quando il sig. Latini si recò dall’assessore Biagiola e dall’arch. Paduano per esporre il problema, gli fu risposto che non c’erano più i fondi ma qualora sarebbero arrivati avrebbero provveduto a sistemare il tratto di strada. A giugno dello scorso anno il sign. Latini ritornò in Comune, ma l’addetto, concentrato al telefono, non gli rispose. Così, sfiorato dal pensiero di cambiare città, Latini continua a tenere in bella vista il cartello di protesta in attesa di una risposta.

Il dott. Beccacce auspica che venga rivalutato questo percorso poiché, secondo lo Spezioli, Giacomo passava di qui per ammirare il mare. Perciò, una volta sistemata la strada e terminati i lavori di restauro di Palazzo Antici, diventerebbe a tutti gli effetti un percorso leopardiano.

 

[1] Le “Memorie istoriche” del Calcagni riporta la storia di Andrea da Recanati vissuto nel 1300 il quale “chiese alla Comunità un sussidio per cominciare e proseguire gli studi. Non si sa per quale ragione non lo ottenne.” Tuttavia gli fu concesso dalla comunità di Osimo. Andò a Padova e ottenne la laurea Dottorale in medicina. Tornato a Recanati diede gran saggio del suo ingegno e qui visse fino al 1397.

[2] Notizia tratta dall’archivio storico della Fondazione IRCER

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Nikla

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