Alinda Bonacci Brunamonti, la poestessa verso l’infinito

Nella mostra “Maria Alinda Bonacci Brunamonti nel fondo librario delle Biblioteche Comunale e Benedettucci” presso la Biblioteca Comunale di Recanati, inaugurata il 12 aprile a seguito della cerimonia d’intitolazione del Polo Bibliotecario alla poetessa (leggi l’articolo), è esposta la copia di un suo ritratto dove spicca un particolare gioiello fissato sul vestito. Si tratta di una spilla con il simbolo dell’infinito.

L’infinito era originariamente conosciuto da antichi matematici e filosofi greci come lemniscata, dal latino lemniscus che significa “nastro, fiocco”. Il fiocco in genere nell’iconografia ottocentesca era indossato dagli artisti, dai poeti, letterati, musicisti, gli intellettuali in genere come segno distintivo del loro impegno politico a favore le popolo oppresso. Inizialmente il fiocco, rispetto alle cravatte rigide, ferme, bloccate, era un segno che rompeva con la tradizione borghese. Metafora di libertà, veniva usato anche dalle donne come segno di emancipazione. Sebbene il simbolo dell’infinito sia diventato tipico dell’ambito matematico e scientifico, tuttavia esso nasce in ambito religioso, il che ci ha permesso di determinare i significati spirituali e rappresenta l’infinita immortalità, la continuità e il ritorno eterno.

Questa spilla esprime molto di lei e del suo pensiero. Aveva esordito dodicenne, nel 1853, con canzoni di argomento religioso lodate dal padre Bresciani e in seguito dal vescovo di Perugia Gioacchino Pecci, futuro papa Leone XIII. Ma la ripresa del movimento risorgimentale e le Stragi di Perugia del 20 giugno 1859 , ad opera dell’esercito pontificio che massacrò la popolazione inerme per restituire al delegato papale il governo di Perugia, le ispirarono i versi patriottici e anti-pontifici dei Canti nazionali pubblicati a Recanati nel 1860. In quell’anno alla Bonacci fu concesso di votare per il plebiscito di conferma dell’annessione delle Marche e dell’Umbria al Piemonte, unica donna ammessa in via eccezionale a questa consultazione.

Eppure Alinda rimane devota alla Madonna. Nel suo libro “Fiori di campo amici miei” il giorno 8 dicembre ’88 (ritorna di nuovo il simbolo), disegna e dipinge un mazzetto con il pungitopo, il mughetto e l’asparago. L’immagine subito trasmette molti concetti: il vero, il bello, il piacere provocato dalla natura, il punto d’incontro tra ricerca scientifica ed estetica. E’ un’immagine che dimostra una buona conoscenza della natura botanica unita all’amore che le permette di dare a questa natura la forma d’arte. Pur essendo una composizione delicata ed elegante siamo attratti da qualcosa di sfuggente e imprevedibile: gli elementi ritratti nella realtà non possono stare insieme perché il pungitopo è invernale mentre il mughetto, lo dice la parola stessa, nasce a maggio e l’asparago ad agosto. Da qui l’immaginazione della poetessa che crea volutamente una nuova realtà. E non può essere nemmeno casuale la data che corrisponde al giorno dell’Immacolata Concezione, maggio il mese mariano e ad agosto l’assunzione al cielo di Maria. Questi tre elementi floreali pur in contraddizione tra loro scientificamente, grazie all’arte possono convivere insieme ed acquistare un significato più profondo. Non è solo una semplice illustrazione didascalica ma diventa immagine simbolica, in questo caso dedicata alla Vergine Maria, parte del repertorio iconico e simbolico della pittura sacra Rinascimentale unita alla ricerca grafica delle scienze naturali. Così ogni fiore rimane un mondo a se stante capace di correlarsi con altri rientrando in una storia botanica- mistica- estetica. Ecco che nei disegni di Alinda troviamo la rosa canina, simbolo di Maria, il cardo associato al dolore di Maria, il giglio, la purezza, ritratto nelle varie annunciazioni. Il fiore è simbolo anche di bellezza, del passare della vita e della morte e della rinascita costante.

Così, in questa piccola spilla è racchiuso il mondo di Alinda e, indossandola, è come se il suo cuore profetico prevedesse di partecipare ad un evento importante come i 200 anni de L’Infinito. E il poeta si sa, vola con il pensiero, anticipa i tempi, vede e sente quello che altri non vedono e non sentono.

N.C.

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Nikla

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