ABAMC, Laurea Honoris Causa a Giancarlo Politi

Macerata 9 febbraio 2018 – Nonostante il clima di tensione che si respira a Macerata in questi giorni, L’Accademia di Belle Arti ha inaugurato l’anno accademico 2017-2018 con la consegna della Laurea Honoris Causa a Giancarlo Politi ideatore e editore di Flash Art la rivista internazionale di arte contemporanea. “La cultura deve prevalere sulla paura” sono le parole della direttrice Paola Taddei con le quali ha aperto ufficialmente la cerimonia. Dopo aver lanciato il motto “L’Accademia è il luogo dove le idee devono coincidere con i progetti, sempre all’insegna dell’energia creativa”, ha esposto i vari obiettivi raggiunti durante il suo secondo mandato, confermando con soddisfazione la qualità della gestione e dell’offerta formativa d’eccellenza, dimostrato dai 1200 iscritti, numero raddoppiato dall’inizio del suo incarico.

Laura Cherubini, la storica dell’arte e titolare di cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Brera, durante la Laudatio ha elogiato Politi, “il personaggio più antiaccademico di tutti”, per aver creato la sua rivista utile per la formazione e autoformazione degli studenti e studiosi, per la proposta unica dei contenuti, per l’attualità del format e della grafica. Sono stati ripercorsi i 50 anni di carriera come editore, ricordando la dedizione di Politi alla poesia e la sua passione per l’arte tanto da presentarsi a Lascia o Raddoppia, come fece Filiberto Menna e John Cage. Per occuparsi di editoria, un mondo che non conosce anche se collaborava con una fiera letteraria,  decide di lasciare il posto da insegnante.

Il primo numero di Flash Art viene stampato a Macerata, nella tipografia San Giuseppe su consiglio di Pio Monti, gallerista e tuttora amico di Politi. La rivista, venduta personalmente agli amici galleristi o alla Biennale, subito acquista attenzione diventando una palestra per la schiera di critici e artisti, dove possono scrivere, agire e intervenire. Alcuni esempi sono eloquenti. Si pensi alla nascita dell’arte povera con l’articolo “Appunti per una guerriglia” di Germano Celant, pubblicato nel novembre del ’67. Con il saggio/manifesto dal titolo “Trans- avanguardia italiana” di Achille Bonito Oliva pubblicato nel 1979, il movimento ha avuto la propria consacrazione. Gli artisti che scrivono per la rivista è una caratteristica. Piero Gilardi nel ‘68 pubblica un diario di viaggi. Con la “Lettera sull’immortalità” del 71, il genio De Dominicis azzera la realtà e l’esperienza sensoriale. Flash Art si diffonde e viene richiesta all’estero soprattutto in America dove l’accademia non accettava le novità se prima non passavano in Europa. Con la moglie Helena Kontova propone artisti che non riuscivano ad arrivare al successo. Uno di questi è Jeff Koons. “Flash Art faceva la differenza” ribadisce la Kontova “Era l’unica rivista dopo Art Forum ma molto in anticipo.” Particolare fortuna ha avuto la redazione di NY con Bonami e Gioni ma tanti sono i nomi di fama internazionale che hanno collaborato con la rivista d’arte contemporanea più influente e diffusa nel mondo.

“Il sistema dell’arte? non lo capisco più”

Con un po’ di malinconia Giancarlo Politi ammette che si sta ritirando perché il sistema è cambiato e non riesce più a capirlo. “Io ho retto il colpo da Fontana fino a Cattelan, dopo di che sono rimasto stroncato dallo sconvolgimento globale, dalla grande rivoluzione che non capisco ma seguo in un modo diretto. Spero che mia figlia Gea e mia moglie possano capire il tempo così liquido, imprendibile, impalpabile.” Lo Zeitgeist, “spirito del tempo”, cambia in fretta e si evolve velocemente, così Gea Politi ha raccolto il testimone del padre e da 10 anni dirige la rivista. Flash Art gode di ottima salute. “Prima pubblicavamo troppo di tutto. Oggi la rivista sta diventando sempre più di nicchia; facciamo arte specializzata e i numeri sono aumentati.”

“Gli artisti? Uno su mille ce la fa…ogni dieci anni”.

Con queste parole poco incoraggianti Politi si è rivolto agli studenti. Chi conosce la sua rubrica Lettere al Direttore sa benissimo come la pensa sul fatto di diventare artisti oggi. Per Politi arrivare ad essere tra i numeri uno dell’arte è quasi impossibile. La vita è dura, la concorrenza è spietata. Occorre intelligenza, determinazione, saper rinunciare al proprio retroterra, essere informati per attuare una buona strategia – fondamentale per arrivare ad essere qualcuno – e molta, molta fortuna. Il direttore più amato/odiato, ma senz’altro il più letto, si esprime con il suo modo diretto e senza mezze parole: “L’arte ha mietuto più vittime della guerra. Molti grandi artisti non sono mai apparsi sulla scena, ma si può essere un buon artista locale, ad esempo, e sapersi accontentare perché dopotutto fare l’artista è sempre meglio che lavorare”.

Dopo il momento ufficiale del conferimento del titolo accademico Politi ha dichiarato: “Sono felice di essere qui in questi giorni in cui Macerata come direbbe Warhol, per 15 minuti è al centro del mondo, con la speranza che non durino molto e ritorni la normalità” . Anche il presidente ABAMC Hermas Ercoli nel suo saluto ha augurato la medesima cosa e ha espresso orgoglio per la riapertura dell’Auditorium Josef Svoboda dopo il sisma. La vicesindaco e assessore alla cultura Stefania Monteverde ha ringraziato l’Accademia per la collaborazione al progetto Macerata Capitale della Cultura 2020 con l’auspicio di raggiungere questo traguardo e rivendicare “un’immagine della città che non ci rappresenta”.

N.C.

 

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