A San Severino il convegno sull’Agricoltura, economia e sostenibilità

Questa mattina a Villa Berta di San Severino si è tenuto l’interessante convegno dal titolo Agricoltura, economia e sostenibilità. A coordinare gli interventi il vice presidente dell’Ordine Giornalisti Emilia-Romagna  Alberto Lazzarini.  Ricco il tavolo di relatori: il giornalista Luca Romagnoli rappresentante delle marche al Consiglio Nazionale, Tommaso Brandoni presidente di Agroservice, l’agronomo Adriano Facchini, l’economista Gaetano Esposito, il biologo Silvio Salvi e Lisa Bellocchi Presidente Enaj (Associazione dei giornalisti europei dell’agricoltura). Dall’economia relazionale ai problemi da affrontare, come l’inquinamento ambientale, i cambiamenti climatici, esaurimento delle fonti energetiche fossili, scarsità dell’acqua, pandemie ed ora la guerra, fino alle nuove strategie di gene editing (modifica del DNA delle  piante) come ad esempio il “Sicilian Rouge High GABA”, nuovo pomodoro salutare per il cuore apparso per la prima volta in Giappone. Il frutto presenta una quantità cinque volte superiore al normale di GABA, un aminoacido legato all’abbassamento della pressione sanguigna, grazie alle modifiche apportate ai geni che normalmente limitano la produzione di GABA.

Ciò che ha catturato maggiormente l’attenzione è stata l’azienda settempedana Le Farine s.r.l. e il marchio Verditerre  con l’affascinante narrazione legata alla nuova coltura del il grano monococco, un antico cereale coltivato al tempo degli egizi. La coltivazione del grano monococco è stata largamente diffusa per quasi 6.000 anni. Sicuramente era coltivato nelle vallate alpine dell’Italia almeno fino al 3.000 a.C. e rappresentava  un componente sostanziale della dieta  dell’uomo del tempo. Questo è emerso anche grazie al ritrovamento di Ötzi, l’”uomo dei ghiacci”, il cui cadavere  è stato ritrovato perfettamente conservato nel ghiacciaio del Similaun, in alta Val Senales nel 1991 e vissuto, secondo la datazione effettuata col radiocarbonio, tra il 3550 e il 3300 a.C. All’inizio dell’età del bronzo, (circa 1900 a.C.), la coltivazione venne gradualmente abbandonata e al suo posto entrò il farro. Sebbene molti ritenessero il grano monococco non più coltivato in Italia, negli anno 80 sono stati raccolti campioni in Puglia e in Campania. Questo grano antico può aiutare nella prevenzione della celiachia perché contiene un glutine più fragile rispetto al grano tenero. Questo lo rende più digeribile e meno tossico per il nostro organismo. Inoltre è un grano rustico che ben si addice alle tecniche di coltivazione a basso impatto ambientale.
A concludere l’incontro la consegna di un attestato di merito di “Eccellenza locale” conferito all’imprenditore Bruno Garbini.
Infine un menù preparato con farina di grano monococco varietà Hammurabi e Vittoria. Degno di nota la “coppia ferrarese” il  pane tipico della città di Ferrara fatto con la farina di grano monococco Hammurabi e fantastiche le tagliatelle fatte a mano dalla signora Luciana.

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Nikla

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