8 marzo: non chiamatela Festa della donna

In tutto il mondo l’8 marzo si celebra la giornata peri i diritti della donna, solo in Italia si chiama “festa”. In realtà non c’è niente da festeggiare perché alle donne la “festa” la fanno troppo spesso gli uomini. Lo stesso Presidente Mattarella nel suo videomessaggio di ieri, ha ricordato, citandole per nome, le donne vittime di femminicidio, trasformando l’8 marzo in una commemorazione funebre.

Purtroppo è ricorrente l’errore storico che in questo giorno si sarebbe verificato un incendio in una fabbrica di camicie di New York, provocando la morte di 123 donne, soprattutto immigrate, italiane ed ebree, quando invece il fatto è successo il 25 marzo 1911. Un episodio che non solo ha segnato la storia di questo giorno ma ha consentito di separare l’8 marzo dalle sue origini russe e comuniste (Giornata internazionale dell’operaia), conciliando la tendenza a vedere le donne come vittime piuttosto che protagoniste. La giornata dell’8 marzo è nata per celebrare l’iniziativa femminile e l’acquisizione dei loro diritti, non per commemorare delle morti. Per quello c’è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che dal 1999 cade ogni anno il 25 novembre.

Ieri, durante l’incontro in diretta Facebook dal titolo “Esposte. Arte e condizione femminile” l’assessora alle Culture di Recanati Rita Soccio ha espresso il proprio sdegno per l’uso inappropriato della parola “festa”. Per l’assessora è un termine improprio: si tratta, infatti, di una giornata dedicata ai diritti delle donne a livello sociale, politico, economico e artistico. Ha ricordato, inoltre “Lotto Marzo” iniziativa ideata dalla Rete Museale tematica delle città Lottesche delle Marche, in vista dell’8 marzo. Lorenzo Lotto nella pala di Santa Lucia conservata nella Pinacoteca di Jesi dipinge la giovane santa, vestita di giallo “mimosa” e mantello rosso, ferma e altera davanti al prefetto Pascasio, punta l’indice verso l’alto, un gesto che concentra tutto il contenuto del quadro e richiama l’attenzione davanti al mistero.

Soprattutto in questi tempi di pandemia le donne, in particolare, si sono ritrovate esposte su molteplici fronti, vedendo amplificate le disparità già esistenti. È giusto e sacrosanto che nei discorsi istituzionali e presidenziali si ricordi le donne come fra i soggetti più colpiti frenando i (pochi) progressi sull’uguaglianza di genere. Sarebbe stato splendido se le istituzioni nell’augurare “Buon 8 marzo” avessero annunciato, per esempio, l’approvazione di una legge sulla parità salariale che obblighi le imprese all’equo trattamento di stipendio. Ora contano i fatti. Le parole stanno a zero.

-di Nikla Cingolani

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