1°maggio “Prima il lavoro”

Sarà celebrata a Castelnuovo la Giornata del Lavoro questo Primo Maggio 2017, con il particolare omaggio alla storica azienda Mobili Maggini di Castelnuovo (leggi la Nota del Comune) fondata nel 1880 dall’omonima famiglia.

In questa azienda Aldo Semplici, il tappezziere di Castelnuovo, ha imparato un mestiere che porta ancora avanti con il figlio. “Sono entrato giovanissimo sotto la guida di mio padre, anche lui tappezziere e operaio dal 1929. Quando ho iniziato a lavorare qui, nel 1955, si contavano 90 dipendenti, mentre alla chiusura eravamo rimasti in 15. Ho lavorato in quest’azienda fino all’ultimo giorno e vederla chiudere è stato un momento di grande sconforto.

Il falegname Giuseppe Balietti, premio alla carriera conferitogli dalla Confcommercio nel 2014 (leggi articolo), discendente di un’antica famiglia di falegnami, ha lavorato alla Maggini per 11 anni dove ha insegnato il mestiere a diverse persone tra cui a “Baffino”, il nonno dell’attuale Sindaco Fiordomo. “Me ne andai per portare avanti l’impresa di famiglia nella mia bottega in Via Roma e i Maggini divennero miei clienti. Quando Gino entrava, davanti a me si toglieva sempre il cappello mentre io lo pregavo di non farlo.

La Ditta Cav. Eugenio Maggini e figli nasce nei successivi venti anni dall’Unità d’Italia quando, in corrispondenza della fase di industrializzazione, le manifatture (artigianali) subirono un’accelerazione. Secondo l’economista Maurizio Lichtner, “Il processo di industrializzazione si svolge in Italia in condizioni particolarmente difficili. Come ogni industrializzazione “in ritardo”, incontra gravi difficoltà di mercato mentre la rivoluzione industriale in Inghilterra era avvenuta in una situazione di “prolungata assenza di rivali”, con un mercato praticamente illimitato (essendo l’unico paese produttore di manufatti). La nascente industria italiana trova i mercati esteri già occupati, e deve anzi difendere il mercato interno dall’invasione di prodotti esteri”.

L’Italia, anche se con infinite difficoltà e contraddizioni, riesce a creare una sua specifica industria, in vari settori, con la tenacia di portare avanti la tradizione delle solide economie comunali dei secoli passati: le gloriose botteghe artigiane. La grande industria italiana, soprattutto nel Centro-Nord, in molti casi è nata per iniziativa di un artigiano, povero di mezzi, ma ricco di fantasia e voglia di fare. È il caso della famiglia Maggini che apre la su Bottega a conduzione familiare prima a Porta San Francesco (demolita nel 1937) e poi in Viale Cesare Battisti. Dopo ventitré anni nell’azienda si contano 18 operai regolarmente assunti. Al termine della Guerra la ditta Maggini ebbe un forte rilancio. Le commissioni aumentarono e insieme crebbe l’esigenza di trasferirsi in locali più spaziosi. Grazie al Comune di Recanati nel 1920 ottenne la sede dell’ex convento delle Clarisse nel rione Castelnuovo dove si costruirono vari reparti, iniziando da quello del design portato avanti dal prof. Luigi Piangerelli, già collaboratore degli architetti Bernardini e Capponi di Roma, di Amos Luchetti di Ancona, del decoratore Alfredo Alessandrini di Montegiorgio ed altri. La produzione era “in stile” Rinascimento, Impero, Chippendale, ‘700 veneziano decorato rigorosamente a mano in oro zecchino dall’artista Cesare Peruzzi, mentre per la laccatura il responsabile era il commendatore Giovanni Nazzareno.[1] Tra le commesse più famose, sia pubbliche che private, ricordiamo la sede della Banca d’Italia a Roma, il Centro nazionale di Studi Leopardiani a Recanati, le sedi delle ferrovie dello Stato, tra cui Ancona e la ville di Beniamino Gigli a Montarice e la casa di Julia de Palma. Importante anche la realizzazione della camera da pranzo e quella da riposo per Papa Giovanni XXIII in occasione del suo pellegrinaggio a Loreto, su commissione dell’Amministrazione Pontificia.

L’importante azienda, uno del capisaldi dell’economia locale, chiuderà dopo un secolo nel 1980, periodo segnato dal tramonto del miracolo italiano e l’inizio del fenomeno della globalizzazione, lasciandosi alle spalle la storia significativa di un brand che si imposto con fierezza nel mercato italiano.

N. C.

 

[1] Dal testo di Pitto Maggini contenuto nel catalogo “Casteluovo tra Ottocento e Novecento”, Tecnostampa, 2007

Qui sotto la locandina con i vari appuntamenti

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Nikla

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